SiciliaImpresa

Il Lavoro futuro:le attese dei giovani e le esigenze delle imprese

Dal SiciliaImpresa n. 86

ORIENTAGIOVANI
Il lavoro futuro: le attese dei giovani e le esigenze delle imprese

intervento di cristaldi

SiciliaImpresa

Promosso da Confindustria, dalla Federazione degli Industriali della Sicilia, e dalla Associazione degli Industriali della Provincia di Palermo, si è svolta al Teatro Massimo di Palermo la settima giornata nazionale Orientagiovani dal titolo "Il lavoro futuro: le attese dei Giovani e le esigenze delle Imprese" che si è inserita quest'anno tra le manifestazioni dedicate al 90° di Confindustria, costituendone una qualificata dimostrazione di attenzione degli imprenditori al futuro che è costituito dalla qualità delle risorse umane.
Hanno collaborato all'iniziativa il Gruppo Giovani Industriali di Assindustria Palermo, presieduta da Marco D'Agostino; il Provveditorato agli Studi di Palermo; l'Istituto Professionale Alberghiero "P. Borsellino"; l'Istituto Tecnico Commerciale "P. La Torre"; l'Istituto Tecnico Commerciale "V. Pareto"; l'Istituto Tecnico Industriale "A. Volta"; il Liceo Classico "Vittorio Emauele II"; il Liceo Scientifico "B. Croce"; il Liceo Scientifico "Galileo Galilei"; l'Istituto Tecnico Nautico "Gioeni-Trabia"; il Liceo Classico, Scientifico, So-cio-Psico-Pedagogico "Don Colletto" di Corleone; l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente di Partinico; l'Isti-tuto Tecnico Industriale "P. Domina" di Petralia Soprana.
Il tema di quest'anno, la new economy, è stato affrontato, fuori da declamazioni di moda, puntando al concreto: la creazione di nuove competenze professionali, la diffusione nella formazione delle nuove tecnologie, internet e la rete come strumenti di formazione e informazione.
La new economy è stata esaminata anche a partire dal crescente "ruolo formativo delle imprese".
Nei Paesi più avanzati infatti è ampiamente riconosciuto alle imprese un ruolo formativo, sia nel concorrere attraverso gli stage e l'alternanza alla formazione iniziale, che nel promuovere la formazione continua.
In Italia registriamo sotto questo profilo ritardi che danneggiano le imprese e i giovani.
Il valore della Giornata Orientagiovani è stato strettamente legato alla rete costituita dalle Associazioni industriali come partner dei sistemi educativi nell'opera di orientamento dei giovani.

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Conoscenza, intelligenza, risorse umane di qualità sono fattori fondamentali per vincere la sfida della competizione.
In un Paese come il nostro, così ricco di storia e di cultura, non manca la materia prima necessaria ma occorrono infrastrutture, innovazioni organizzative, e processi di education capaci di valorizzare questo enorme patrimonio di risorse.
Gli investimenti pubblici e privati devono aumentare in quantità e qualità.
Solo con un grande impegno di comunicazione è possibile far percepire a istituzioni, scuole e aziende che investire in formazione ed innovazione tecnologica è una scelta strategica fondamentale per tutto il sistema Paese.
E' un investimento che oggi va fatto in una prospettiva più moderna, più adeguata ad un sistema economico in rapida evoluzione e che fa della conoscenza, la principale risorsa.
I giovani sono i veri beneficiari di un sistema formativo moderno e le prime vittime dei deficit di qualità e di efficienza delle istituzioni educative.

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I lavori sono stati aperti da Giuseppe Puglisi, presidente della Federazione degli Industriali della Sicilia.
"I protagonisti di Orientagiovani siete voi giovani. Questa manifestazione è fatta per voi.
Quella di quest'anno è la settima edizione ed è la prima volta che si tiene in Sicilia.
Confindustria, che associa più di 100.000 imprese con oltre un milione di dipendenti, è particolarmente attenta ai cambiamenti della società che ci circonda, ed è convinta che lo sviluppo e la competitività di un Paese dipendono in primo luogo dalla qualità delle risorse umane disponibili e, quindi, dalla valorizzazione dei giovani.
Nel nostro paese e nel meridione, in particolare, i giovani, oggi più che mai, costituiscono la materia prima su cui puntare per lo sviluppo. Rispetto al totale, la popolazione in età scolastica in Sicilia supera il 30%. Al centro nord non si arriva al 20%.
Le risorse umane disponibili nel Mezzogiorno rappresentano, pertanto, un'opportunità per le imprese che vogliono investirVi. E tali opportunità non riguardano solo le imprese della new economy.
La società dell'informazione impone a tutte le imprese di adeguarsi ai cambiamenti in corso, che sono epocali e incidono direttamente sull'organizzazione complessiva aziendale.
Ecco perché la domanda di lavoratori con abilità e competenze adeguate per operare in questo nuovo contesto tecnologico è destinata a crescere in tutti i settori industriali. Già adesso la domanda non soddisfatta di lavoratori qualificati (informatici, tecnici ecc.) limita le effettive potenzialità di espansione dell'occupa-zione nel settore delle tecnologie dell'informazione.
E' un vero paradosso. Nel Mezzogiorno abbiamo tassi di disoccupazione a due cifre, e molte imprese, nel contempo, nel nostro Paese lamentano la scarsa disponibilità di figure professionali dotate di particolari competenze che il sistema formativo non riesce a fornire.
Mi rendo conto che per Voi Giovani è difficile comprendere tale paradosso. E noi addetti ai lavori dovremmo fare di tutto per aiutarVi a capire.
Da parte mia, mi limito a fare qualche considerazione, che spero serva soprattutto a Voi ragazzi che ascoltate.
I paesi che hanno un grosso successo economico come il Giappone o la Germania hanno un sistema educativo post-media superiore molto efficace.
I tedeschi hanno un invidiabile sistema di apprendistato e scuole tecniche raffinate e più direttamente legate alle esigenze dell'industria, ma vi sono anche moltissime semplici scuole in cui si impara un mestiere, e viene anche stimolato una delle cose più importanti che un individuo deve possedere: l'orgoglio del proprio mestiere.
I giapponesi hanno risolto il problema dell'integrazione tra scuola e mondo del lavoro attraverso periodi di training dei giovani nelle imprese. E' un sistema che funziona benissimo e che ha dato ottimi risultati.
Noi abbiamo fatto qualche tentativo con la legge n. 196 del 1997 (pacchetto Treu) per migliorare il nostro apprendistato e disciplinando, a mio avviso, in modo rigido e burocratico il tirocinio formativo.
Credo che le cose da fare sarebbero altre se non vogliamo restare indietro. Le imprese e i giovani hanno bisogno di ben altro.
La scuola è anche lo strumento di appartenenza a una professione, deve insegnare non soltanto a svolgere, ma anche ad essere parte di una professione, di una classe sociale.
Se vogliamo soddisfare le aspettative dei giovani dobbiamo puntare, da una parte all'intro-duzione delle scuole del "saper fare" e dall'altro a migliorare le scuole di "eccellenza" in grado di formare adeguatamente la classe dirigente del futuro.
Le polemiche di questi giorni sulla riforma del sistema scolastico presentata in Parlamento dal Ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro, non riusciamo a comprenderLe.
Il problema del nostro sistema scolastico è soprattutto quello di avere un menu unico. La riforma si pone l'obiettivo, almeno sulla carta, di offrire ai giovani la possibilità di corsi di studi eterogenei, mettendoli nelle condizioni di scegliere.
Va affrontato già adesso però un problema, che credo sia molto sentito dai giovani. Le loro aspettative riguardano l'acquisizione di competenze da spendere immediatamente alla fine del ciclo scolastico che l'attuale sistema formativo non è in grado di assicurare.
Su questo punto, invece, i paesi in precedenza citati, Germania, Giappone, ma anche la Francia hanno molto da insegnarci.
Il Baden Wurttemberg, una regione tedesca paragonabile come numero di abitanti alla Lombardia, con un reddito procapite inferiore a quello dell'Emilia Romagna, vanta una rete di scuole tecniche che è di molte volte superiore a quella di tutta l'Italia.
Questo è un aspetto molto importante che spesso viene sottovalutato. Ci sono molte intelligenze che non sono adeguatamente valorizzate dagli studi universitari: Si tratta di quelle intelligenze indirizzate maggiormente verso le attività "applicate", operative, orientate più all'azione che all'analisi. Non possiamo più permetterci di continuare a trascurare queste risorse umane.
Sia chiaro che Noi imprenditori non chiediamo di avere una università o un sistema formativo organizzato e gestito ad immagine e somiglianza del sistema delle imprese.
Riteniamo però che questa separatezza sia tragica, e quando si cerca di accorciare le distanze ci si accorge, quasi con meraviglia, che è possibile ottenere risultati concreti. Lo testimoniano i risultati ottenuti con il contesto produttivo locale da parte dell'Uni-versità di Catania. Altrettanto ha cominciato a fare l'Università di Palermo.
Noi vorremmo insomma, ma credo che lo vorreste anche Voi giovani, che il sistema formativo del nostro Paese e questa riforma in corso tenessero conto della necessità di avere nei cicli scolastici momenti in cui si fa effettivamente "education", che è il processo durante il quale si acquisiscono "conoscenze", e momenti in cui si faccia "training", che è il processo che permette di mettere in pratica tali conoscenze per acquisire le "competenze" e le abilità da utilizzare per l'inserimento nel mondo del lavoro.
E' una questione non da poco. E' questa la grande sfida che dovrebbe caratterizzare la riforma del sistema scolastico.
La scorsa settimana seguendo un dibattito in televisione sulla riforma scolastica, al quale partecipava il Ministro della Pubblica Istruzione De Mauro, un interlocutore si preoccupava dello scadimento culturale dei giovani di oggi, rispetto alla sua generazione.
Affermava di non comprendere il loro linguaggio "discotecaro".
Se ciò fosse vero, mi chiedo di chi è la responsabilità di tale risultato.
Certamente non dei giovani.
E' dimostrato che la qualità dell'ambiente scolastico incide sulle prestazioni degli studenti. Con una maggiore qualità degli edifici scolastici, con una organizzazione dell'insegnamento meno burocratica, arricchendo con processi di formazione continua le competenze didattiche dei professori, certamente i risultati sarebbero stati ben diversi.
La migliore riforma del sistema scolastico che il nostro paese potrà fare, sarà quella di destinare adeguate risorse finanziarie per elevare lo standard qualitativo del nostro sistema formativo a quello di altri paesi europei.
Un buon risultato scolastico apre le porte ad un miglior inserimento nel mondo del lavoro.
L'acquisizione di conoscenze, competenze e abilità incide non solo sul lavoro, ma anche sul comportamento sociale, abbassa il tasso di criminalità, assicura una maggiore partecipazione alla vita politica e della comunità.
Investire sulla buona formazione dei giovani conviene, perché assicura un sano tessuto sociale e lo sviluppo economico.
Noi "grandi" dobbiamo solo evitare di uccidere le intelligenze dei giovani, come sciaguratamente si è fatto da dieci anni a questa parte in questa Regione, avviandoli verso finti lavori, tra l'altro nemmeno socialmente utili, anziché cercare di scoprire in essi i germi delle loro buone intenzioni e procurare di svilupparli.
Concludo. Anch'io mi considero giovane quanto Voi, almeno nello spirito e Vi invito a fare sempre affidamento sulla vostra intelligenza. Guadagnatevi la vostra verità.
Noi "grandi" ve la vorremmo dare, "ma - come affermava Benedetto Croce non possiamo: le verità nel passaggio dalle nostre alle vostre mani, diventano rami secchi, e sta solo in voi la potenza di farli rinverdire".

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A sua volta, Guido Di Stefano, Provveditore agli Studi di Palermo.
"È stato osservato che vi è una interconnessione tra le aspettative dei giovani, le esigenze delle imprese sul lavoro decoroso e, soprattutto, sulle esigenze della società civile.
Quello che a noi interessa è il rispetto sostanziale delle leggi, e la consapevolezza di far parte di una società democratica, quindi l'accettazione e la condivisione delle leggi. E questo, senza quella pace sociale e quella tranquillità che sono un diffuso lavoro decoroso, è soltanto una proclamazione d'intenti.
Ormai, non si parla più di sistema scolastico, ma in generale di sistema formativo integrato, che ha da un lato la scuola, da un lato il mondo della formazione e, dopo, anche il mondo universitario.
Avere, con la riforma dei cicli, unito assieme elementari e medie, garantisce quella continuità che non si riesce a raggiungere tra due sistemi scolastici separati, e ha lo scopo di dare flessibilità e di rendere possibile i cambi di percorso degli studenti.
L'orientamento è parte delle materie di studio e, alla fine, si concretizza nella capacità di una valutazione critica delle vostre aspettative, delle vostre capacità e dei vostri desideri.
A causa del processo tecnologico e dell'evoluzione, la scuola non si deve limitare a preparare e a giustificare competenze che corrispondano esattamente a quello che l'industria e l'impresa gli chiede, ma deve stimolare anche la voglia di conoscere e la capacità di usare le nozioni apprese, per riuscire ad affrontare qualunque mutamento tecnologico e venire incontro alle esigenze mutevoli della società in cui vive ed opera".

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Ed ancora, Giuseppe Silvestri, Rettore dell'Università di Palermo.
"L'orientamento è un elemento fondamentale anche per migliorare l'efficienza e l'efficacia del servizio didattico, e l'università stessa.
Tutta l'università italiana soffre di quella che si chiama "mortalità" dei primi anni, e questo è un danno per i giovani, per le loro famiglie, per il paese e per l'università che affronta energia, mezzi, strutture che poi non trovano una utilizzazione nel proseguo degli studi.
La vera soluzione è quella di indirizzare i flussi dei giovani verso una scelta che sia consapevole, adatta alle loro inclinazioni e alle loro aspettative, e aiutarli poi nel prendere questa scelta concreta, e ad inserirli nella società con un bagaglio di esperienze.
Questo si raggiunge, innanzitutto, con il miglioramento e lo scambio delle informazioni. Il mix informativo è fondamentale: mettiamo insieme docenti dell'uni-versità, della scuola, docenti che vengono dall'ambito formativo della regionale, e le imprese.
Da questo mix nascono le informazioni reciproche, gli impianti, le possibilità di servire meglio il paese dando ai giovani il massimo delle informazioni, e la massima concretezza nelle informazioni.
Ma l'Università ha anche altri doveri, come quello di accogliere al suo interno, in maniera sistematica ed istituzionale, forza docente che viene dal mondo del lavoro, dalle imprese, perché trasmetta, non solo agli studenti, ma anche ai colleghi docenti, le novità e tutto quello che va emergendo nell'ambito applicativo e delle professioni.
In un momento di rivoluzione in tutti i campi, parliamo anche di aggiornamento nell'ambito degli studi economici, giuridici, e per tutto quello che riguarda la contemporaneità. Per tutto questo, occorre che ci sia una possibilità di formazione continua per tutti i soggetti che, già operanti nel-l'ambito del mondo del lavoro, hanno l'obbligo di aggiornarsi, per rispondere sempre meglio alle esigenze che vanno via via emergendo.
Noi possiamo aiutare ed intervenire tanto più, quanto è attiva questa interconnessione con il mondo della produzione, e possiamo reagire ed interconvertire i nostri flussi collettivi in senso culturale, scientifico e tecnologico, indirizzando i nostri giovani verso la produzione semplicemente migliorando le loro conoscenze e, dando loro tutte quelle competenze che consentano, nel momento in cui l'esigenza normativa deve rispondere ad un'esigenza del lavoro, di essere capaci di fornire queste risposte in modo sollecito".

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Renato Mannheimer, Presidente dell'ISPO (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) ha illustrato i risultati dell'indagine campionaria "Giovani e Lavoro".

"In testa alle aspettative dei giovani italiani c'è un lavoro sicuro che garantisca un buon reddito, sia anche interessante, coerente con il titolo di studio acquisito e dia la possibilità di imparare cose nuove.
Questo approccio pragmatico accomuna una quota del 36% dei ragazzi al Nord e al Sud.
Ma questi ultimi, a sorpresa, risultano anche più disponibili alla mobilità territoriale (47% contro il 27,6% del Nord-Est) e ad accettare contratti flessibili (37,1 contro 24,4%).
In coda ai desideri si collocano invece i miti di carriera e prestigio (18%) e la qualità della vita: buoni rapporti con i colleghi e vicinanza a casa sono al 10 per cento.
A pensarla così sono gli oltre cinquemila giovani tra i 14 e i 29 anni.
Risulta forte in generale la propensione al lavoro autonomo (desiderato dal 52% degli intervistati), mentre il 30% ambirebbe a un lavoro dipendente preferibilmente nel commercio, nei servizi e nell'informatica.
Sopravvive invece tra i ragazzi meridionali la preferenza verso l'assunzione nella pubblica amministrazione, vista come lo sbocco ideale dal 17,4% dei ragazzi del Sud e delle Isole".

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E' seguito un talk show coordinato da Daria Bignardi, ed alla quale hanno partecipato:
• Isidoro Ardizzone, studente.
"Sono uno studente all'ultimo anno e lavoratore. Dopo aver fatto un'analisi di Palermo, ho constatato che, uno dei problemi fondamentali è il traffico, e quindi la mancanza di parcheggi pubblici e privati. Ho pensato di svolgere un'attività in questo senso per potere dare un aiuto alla città, e ho fatto un business plan.
L'Ig ci ha dato l'opportunità di diventare dei veri e propri imprenditori, costituendo delle società per azioni, creando un prodotto e presentandolo ad una fiera".
• Giuseppe Brancatelli, presidente del Consiglio di Amministrazione della Altec di Catania, quarantaduenne, classico ultimo della classe, laureato in ingegneria con curriculum non proprio brillante, scartato per ben tre volte ai colloqui di selezione per un posto alla ST Microelettronics, ha spiegato:
"Questa bocciatura è stata la mia grande fortuna perché mi ha spinto a portare avanti la mia idea, un'impresa che produce stazioni per trasmissioni satellitari che nel 2001 sarà quotata in borsa".
Brancatelli è un industriale nato dal nulla, con genitori insegnanti di matematica, e nessun capitale alle spalle.
La sua "Antel" da dieci miliardi di fatturato annuo e che dà lavoro a 50 ingegneri è nata da un finanziamento di "Ig Students", proprio l'iniziativa cui hanno partecipato molti dei giovani presenti.
Cinque miliardi per iniziare, concessi solo perché l'idea era ottima: "Se un giovane ha l'intuizione giusta può trovare più facilmente di quanto non si creda chi è disposto a investirci il denaro", ha detto convinto.
"In un territorio difficile come il nostro e carente di infrastrutture, la scuola ci da sempre la possibilità continua di trovare ostacoli da superare.
Rispetto ad un ragazzo cresciuto in un territorio facile, dove tutto funziona più o meno bene, i nostri ragazzi hanno la fortuna, da quando sono nati, di aver sviluppato, il "problem solving", cioè la capacità di risolvere i problemi con l'aggiunta di genialità ed improvvisazione che manca ad altri".
• Massimo Plescia, imprenditore, amministratore della S.D.I. Soluzioni D'Impresa.
"Sono un ingegnere e ho fatto il liceo classico. Ho lavorato in una grossa multinazionale, nel settore dell'informatica, per diversi anni.
Quest'esperienza mi ha sicuramente aiutato, perché mi ha dato una formazione di base necessaria per poter affrontare il mondo dell'impresa.
Per creare impresa, bisogna fare qualcosa per qualcun altro, e quindi per il mercato. Se non abbiamo l'abitudine di metterci nei panni degli altri, quindi non abbiamo fatto delle esperienze di vendita di qualunque tipo, se non ci siamo confrontati con un mercato, alla fine l'azienda non funziona.
Le aziende muoiono sempre perché non hanno la capacità di adattarsi e di seguire i cambiamenti del mercato.
Quando si parla di fare impresa, dobbiamo fare una distinzione fra una bella idea e una buona idea. La buona idea è quella per cui c'è qualcuno che è disponibile ad uscire dei soldi.
Fare impresa significa avere dei prodotti e dei servizi che qualcuno deve pagare.
Con la new economy, il costo di trasporto della cosa che vi debbo pagare è diventato zero, così non abbiamo nessuna forma di svantaggio rispetto a nessuna parte del mondo. Per cui, in questo momento, utilizzando la new economy, abbiamo l'opportunità di superare in maniera velocissima un divario che avevamo.
Sulla new economy non ci vogliono molti soldi, ma competenze e tanta volontà".
• Rossella Russo, responsabile scuola dei Giovani Imprenditori di Confindustria.
"É importante, per il mondo della scuola, entrare in contatto diretto con gli imprenditori per conoscere e acquisire la formazione di base necessaria per poi inserirsi meglio nel mondo del lavoro.
È importante per i giovani confrontarsi direttamente con altri giovani. Noi aiutiamo anche quei giovani che hanno voglia di cominciare ad investire, e quindi di fare impresa, dando le informazioni ed i contatti necessari per poter partire.
Il contatto sul territorio può essere il gruppo giovani della città, della provincia perché loro permettono di avere dei contatti che possono essere utili e possono dare delle informazioni sui finanziamenti disponibili, e su quale percorso seguire.
Bisogna colmare il gap esistente tra mondo della scuola e mondo del lavoro, dell'imprenditoria e, per questo, invitiamo gli imprenditori ad andare direttamente nelle scuole a "fare lezione".
Con il progetto 30 Ore, promosso tre anni fa, è partita una sperimentazione in tutta Italia con diverse scuole, fra cui una di Palermo, che ci ha permesso di fare lezione nelle ore scolastiche, due ore la settimana.
Abbiamo formato oltre 7.000 giovani in tutta Italia, ed è un progetto che stiamo riproponendo nella versione riveduta e corretta dell'anno 2000, perché cerchiamo anche di seguire l'evoluzione ed il cambiamento del mercato.
Cerchiamo di spiegare ai giovani come trovare il lavoro, come scrivere il curriculum, come affrontare un colloquio. È un progetto in cui cerchiamo di impostare un linguaggio comune ed insegniamo, in qualche modo, i comportamenti che devono avere per esempio nella fase dell'approccio, nel momento in cui entrano in contatto con gli imprenditori, con le aziende.
Si può entrare in contatto non solo con le agenzie di lavoro interinale, ma soprattutto con le scuole di formazione e con le aziende del territorio, e presto, tutte queste esperienze saranno messe on-line.
Al momento, è disponibile un manuale in cui ci sono tutti gli indirizzi, nomi e numeri a cui rivolgersi per partecipare a questi progetti.
Ci sono anche delle società di venture capital che investono nelle imprese dei giovani, della new economy".
cristaldi, che da Foligno dove lavorava ha deciso di emigrare in senso inverso per raggiungere l'Etna Valley.
"Volevamo sfruttare gli studi che di solito rimangono confinati in ambiente universitario.
In Assindustria a Catania abbiamo trovato un ambiente favorevole per la nostra attività".
Maltempi produce software di simulazione dei danni di terremoti, incendi e altre calamità naturali in aree abitate e altri sempre legati ai grandi rischi.
"Dopo averlo mostrato a un incaricato dell'Istituto del commercio estero giapponese, siamo stati invitati a Tokyo dove fra 20 mila aziende partecipanti siamo rientrati nella lista delle 40 con i progetti a più alto contenuto di innovazione tecnologica e adesso fra i nostri clienti c'è anche l'Agenzia spaziale europea".
"La nostra idea è stata quella di rendere commerciali i prodotti sul mercato e delle soluzioni che, in precedenza, erano soltanto limitati a studi scientifici e abbiamo messo a punto un sistema per la simulazione per gli effetti dei terremoti sul territorio.
Il fatto che non ci fosse sul mercato un qualcosa di questo genere, è stato quel quid in più che ci ha fatto sterzare su questa tipologia di soluzioni.
Noi siamo una piccola impresa a valore aggiunto, e bisogna investire su se stessi sia per fare gli imprenditori, che per entrare in azienda".
• Roberta Di Gloria, alunna del Liceo Galileo Galilei.
"Abbiamo cercato di progettare un tergicristallo per i paraventi degli scooter.
Abbiamo avuto un po' di difficoltà con i materiali perché, la prima volta ce li hanno mandato sbagliati. Ig mette a disposizione un capitale sociale di un milione.
Per quanto riguarda i finanziamenti, siamo stati aiutati dalla Piaggio".

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Commenti e interventi di studenti e giovani imprenditori dalla sala, sono stati, quindi, raccolti da Giovanni Pepi, Condirettore Giornale di Sicilia, che ha recepito le istanze degli alunni.
"Questa 7° giornata Nazionale "OrientaGiovani", è stata organizzata a Palermo, capoluogo di una regione che ha il tasso più alto d'Europa per quanto riguarda il rapporto tra economia e pubblica amministrazione e, contemporaneamente, ha il tasso di disoccupazione tra i più alti d'Europa.
Ci sono industriali nel Nord-Est, e nel centro-Nord, che vogliono aprire aziende in Sicilia, e ci sono imprenditori siciliani disposti a fare accordi con questi imprenditori per far nascere nuove iniziative.
La voglia di fare impresa non manca nel Sud, e in questo senso i ragazzi sono disposti, più di quanto non lo fossero in passato, a muoversi.
Un'altra notizia ce l'avete data voi, con le vostre domande: fare impresa è una prospettiva che vi interessa.
Mi chiedevo se Confindustria, le forze imprenditoriali, non hanno sbagliato nel porre prima e meglio, un problema che doveva essere approfondito: il valore delle imprese, perché, molto spesso, l'impresa è sinonimo di egoismo, di penalità, e non invece di libertà".
• Mauro Marino
"Visto il compito primo della scuola, che è la formazione di una persona in senso globale, anch'io ho fatto un'esperienza di stage presso un grande albergo di Palermo. E, l'impatto con il mondo del lavoro non è stato molto traumatico, grazie alle competenze di tipo professionale e di tipo comunicativo che la scuola ci ha fornito.
La scuola mi ha fornito una formazione composita, abbastanza spendibile sul mondo del lavoro. Non deve, e non può esistere una dicotomia completa tra la scuola e il lavoro, perché i due aspetti si completino tra di loro ed entrambe concorrano alla formazione della persona in senso globale".
• Dario Cirrincione
"Vorrei fare una sorta di paragone: i nostri genitori hanno studiato per trovare lavoro, noi invece studiamo per trasformarci da studenti in imprenditori, oppure, nel momento in cui cerchiamo lavoro, per una richiesta di determinate attività.
Come facciamo a dirigere questa attività, senza avere fatto alcuna esperienza?"
• Giuseppe Seminara
"Mio padre ha una piccolissima impresa per la produzione di prodotti caseari. Io vorrei trasformarla in un'azienda agrituristica, però, purtroppo, mi mancano le basi per gestire un'impresa del genere, e non so se posso usufruire di vantaggi di tipo economico. Come posso fare per avviare un'attività di questo genere, e come può aiutarmi la Confindustria, in questo senso?"
• Silvia Cerami
"In Sicilia c'è un alto tasso di disoccupazione. Vorrei chiedere agli imprenditori come mai le imprese, piuttosto che rivolgersi a delle agenzie esterne, non creano all'interno dei loro bilanci, dei corsi per la formazione dei giovani, cosicché l'offerta di lavoro si rivolge alle inchieste di mercato".
• Lorenzo Lombino
"Considerando il mercato in cui operiamo, ogni impresa deve cercare sempre di più nuovi elementi di implementazione, qualcosa di diverso dai concorrenti e che li caratterizzi.
Mi sento un po' frastornato perché viviamo in un'epoca di vera e propria rivoluzione, e mi chiedo: la continua crescita del progresso tecnologico, l'alta automazione, non sono tutti elementi che portano all'aumento del grande problema della disoccupazione, in futuro? Vedo una restrizione nel numero dei lavoratori".
• Giovanni Peritore
"Finalmente, nel giovane siciliano, l'idea del posto fisso si è trasformata in un'idea di lavoro flessibile, interinale.
Il problema è quello di essere in grado di fornire gli strumenti che siano la chiave di accesso al mondo del lavoro. Le informazioni mancano e, tante volte, la scuola è penalizzata e si trova in seria difficoltà".
• Rita Maccagnano
"Dal momento in cui le scuole arriveranno alla piena autonomia, evidentemente si dovranno rivolgere anche alle industrie del territorio. Che cosa verrà fatto per quelle scuole siciliane inserite nelle aree economiche depresse, dove non ci sono industrie?"
• Mario Davide Giunta
"Volevo sollevare la questione del lavoro e dei giovani, mettendo in risalto l'effettiva barriera che c'è tra mondo formativo con il mondo scolastico e noi studenti, e successivamente con il lavoro.
Questa barriera si sente soprattutto al Sud, che è stato sede di cultura e di interventi di forza leviganti, facendo la ricchezza di altre nazioni. Noi abbiamo cercato di abbattere questa barriera con una grande esperienza: il tirocinio industriale.
Grazie anche all'impegno dei professori, andiamo in sede lavorativa, in un'industria di elettronica a studiare, e applichiamo le nozioni che sappiamo.
Penso che il tirocinio industriale debba essere esteso a tutte le scuole, soprattutto a quegli istituti che si trovano in aree depresse".
• Giuseppe Siino
"Mi occupavo di creare loghi, Internet, ora mi sono collocato nel mercato direttamente, mi sono trovato dei clienti e per loro svolgo dei piccoli lavori. Come potrei fare per andare avanti?"
• Francesco Giacalone
"Noi abbiamo notato che gli imprenditori che sono qui provengono da una condizione sociale benestante. Sono quasi tutte persone che hanno avuto l'aiuto della famiglia, per iniziare la loro attività.
Vorrei prendere in considerazione anche i ragazzi che non hanno questo tipo di aiuti, e che magari vorrebbero iniziare a sviluppare dei progetti."

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Fra le iniziative formative nelle quarte classi dei licei, si sono evidenziate quelle di Assindustria Palermo e Assindustria Catania.
Oltre al brevetto del tergicristalli per motorini al "Galilei" di Palermo, i giovani hanno raccontato le loro esperienze.
Al "Croce" di Palermo è stata messa su con Ig Students un'attività di produzione di manufatti in tufo, di borse, di cartucce per computer, di siti Web.
A Petralia Soprana è stato curato un tirocinio formativo in un’a-zienda elettronica per la realizzazione di sistemi antifurto e di rilevamento delle presenze a scuola.
All'Itis Volta di Palermo è stata creata una società per la produzione di giochi da tavolo e oggettistica da viaggio.
Al "Paolo Borsellino" hanno promosso corsi al carcere minorile "Malaspina" sfociati in un'attività di rosticceria con due ex detenuti, corsi al carcere di Pagliarelli e service per convegni.
Lo scientifico di Corleone ha creato quattro società per attività ludiche per l'infanzia, per prodotti di grafica, per organizzare manifestazioni e per elicicultura.
Allo "Sturzo" di Bagheria si è creata una student card e si è prodotto un portapenne personalizzato e un guanto cancella-lavagne.
E' intervenuta anche Iole Candido, responsabile scuola dei Giovani Imprenditori di Assindustria Palermo.
"Nei prossimi mesi si punterà moltissimo sulla new economy, sulla relizzazione e gestione di portali e su come fare impresa su Internet"
"A seconda delle indicazioni all'interno delle singole scuole, tentiamo di fare dei corsi mirati, sia sull'orientamento che sulla dispersione scolastica.
E organizziamo degli stage nelle aziende da parte degli studenti. Gli insegniamo a fare curriculum, colloqui di lavoro.
Quest'anno abbiamo avvicinato gli studenti alla new economy, nel senso che siamo riusciti a far costruire un database, e da questo un sito di marketing, dove potevano sintetizzare tutte le esigenze".

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Collegamenti in videoconferenza, sono stati realizzati:
dalla Spegea di Bari con l'in-tervento di Alessandro Laterza, vicepresidente della Associazione degli Industriali di Bari.
"Ho una laurea in lettere classiche e mi sono trovato poi a misurarmi con problemi molto diversi, ma non credo che ci sia un conflitto tra cultura letteraria e mestiere di impresa. Anzi, oggi, molte delle lauree meno richieste possono dare eccellenti possibilità di lavoro ai giovani, e soprattutto a quelli del domani".
dalla Sogea di Genova con l'intervento di Edoardo Garrone, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria.
"La Confindustria non può fare degli incontri diretti con gli studenti per dare lavoro direttamente. Però, sta facendo molto, intanto, per far capire agli studenti che il sistema formativo è composto da scuola, e dalle attività, con ruoli diversi, ed esiste anche la formazione professionale e post-universitaria.
Mi trovo nella sede della Sogea, la scuola di formazione degli industriali di Genova, che assolve il suo compito primario, che è quello di interpretare, con un accordo molto stretto tra le imprese del nostro territorio ed il mondo della scuola, i fabbisogni di professionalità per realizzare velocemente dei corsi mirati, e per consentire agli studenti che partecipano, finiti i corsi, di trovare lavoro.
Quindi, in qualche modo, assolviamo due compiti: uno, nell'interesse dell'impresa perché dobbiamo fare di tutto per elevare la qualità delle professionalità nelle nostre aziende; dall'altro svolgiamo anche una funzione sociale, che è quella di dare, in termini pratici, agli studenti la possibilità di fare dei corsi che comportano, comunque, una selezione all'ingresso, per poi trovare un lavoro serio.
La formazione svolge un ruolo fondamentale proprio per interpretare i fabbisogni delle imprese sul territorio, soprattutto nel momento in cui si parla di competitività territoriale, e dobbiamo puntare ad una formazione di qualità".
"Diverse aziende, quando hanno i piani di sviluppo, investono denaro per formare giovani già assunti.
Ma questo non basta. Per questo ho parlato della pubblica importanza delle imprese nel seguire più direttamente, come possono essere le scuole di formazione d'eccellenza.
Ci sono stati, negli ultimi anni, tantissimi finanziamenti comunitari alla formazione che sono stati in parte dispersi, perché c'erano dei meccanismi che tendevano a pilotare, in qualche modo, corsi di formazione non coerenti con i fabbisogni delle imprese sul territorio.
Quindi, bisogna evitare questo tipo di intermediazione perché quest'ultima, in qualche modo, comporta dei costi aggiuntivi, e fare arrivare più direttamente alle imprese le risorse per poter formare i giovani attraverso delle scuole di formazione, in modo tale che arrivino più preparati al mondo del lavoro.
Bisogna lavorare su due fronti: anche i finanziamenti pubblici devono essere utilizzati meglio".
dall'Unione Industriali di Parma con l'intervento di Giuseppe Scaltriti, vicepresidente di Confindustria Emilia Romagna.
"La new economy non toglierà lavoro, ma anzi è un'opportunità, è un allargamento perché, oltre ai vecchi lavori, ce ne saranno altri nuovi.
Il sito "Job" vuol essere una sintesi tra la vecchia e la nuova economia.
"Job" come la ricerca di nuovi lavori, e l'opportunità di avere a disposizione uno strumento altamente innovativo per continuare a rimanere nell'ambito del lavoro, per allargare e mettere in contatto direttamente le aziende con il mondo del lavoro. È uno strumento tecnologico che serve per allargare le opportunità".
dal Liceo Galileo Galilei di Palermo, gli Agricantus.
"Fare gli artisti non è semplice, e i valori che portiamo avanti attraverso la forza della musica, sono quelli che ci permettono di abbattere tutti i confini. E, pur partendo dalla Sicilia, dall'Italia, riusciamo a comunicare anche con altre parti del mondo, proprio per dei contenuti che vanno al di là delle prerogative e dei programmi".

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Pippo Puglisi, Presidente della Federazione dell'Industria della Sicilia.
"Per quanto riguarda la risposta a Giuseppe Seminara, non si tratta di trovar lavoro, ma soprattutto di iniziare un'attività imprenditoriale.
E, nell'attività imprenditoriale, la formazione è molto importante per far capire come funziona un'azienda, o cosa c'è di bisogno per metterla su.
Dal capire quelle che possono essere le risorse finanziarie economiche, a quella che deve essere una cultura d'impresa.
Su questo, la Confindustria, le Associazioni degli Industriali locali, possono aiutare a far capire se quell'idea può essere fattibile e di successo, a dare delle consulenze specifiche, e quindi eventualmente a recuperare leggi agevolative, e accompagnare l'investimento, per poi poter cercare di iniziare a creare questa nuova attività.
La Confindustria non da soldi, ma potrà trasmettere delle conoscenze e delle competenze per indirizzare meglio i giovani verso l'attività di impresa.
Per quanto riguarda la risposta a Silvia Cerami, all'interno di un'azienda, nelle comunità e nei mercati, è assolutamente indispensabile, sulla scorta dell'in-novazione tecnologica che continuamente bisogna tener presente, investire in formazione.
La cosa che, invece, si dovrebbe fare meglio, è di utilizzare nel modo più giusto tutte quelle risorse che vengono impiegate, o destinate alla formazione, e che, purtroppo, sono state mal gestite.
Ancora oggi, c'è una certa offerta di lavoro notevole e importante che non viene soddisfatta da una domanda adeguatamente preparata, con quelle conoscenze, competenze e professionalità che necessitano".

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"I bisogni di professionalità delle imprese" sono stati enunciati da Nicola Schiavone, direttore Ricerca OBNF.
"OBNF sta per "Organismo Bilaterale Nazionale per la Formazione". Oggi, la situazione della Sicilia è diversa da quella della Calabria. Parlare di un Sud generalizzante, in questo momento, può non essere molto efficace.
Come aspettative delle imprese nel Mezzogiorno, si dice che, dal punto di vista del livello d'istru-zione, si aspettano livelli più alti.
Il fatto che la Sicilia sia un grande serbatoio culturale, di intelligenze, mi rende abbastanza ottimista".

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E' quindi intervenuto Guido Barilla, consigliere delegato di Confindustria per le attività di education e conoscenza.
"La formazione ha un ruolo strategico, importante, non solo per lo sviluppo delle singole imprese, ma per il sistema-paese.
Abbiamo ascoltato le esigenze e le proposte da parte dei giovani, le storie di vita vissuta, le difficoltà; e abbiamo avuto anche degli stimoli profondi, delle esperienze di successi, ma anche domande: come saremo?, dove andremo a finire?, ci sarà lavoro?.
Sono domande che non hanno risposte nette, specifiche, e l'industria si propone come interlocutore, come suggeritore per una strada di uno sviluppo competitivo, per dare all'Italia quel-l'imprenditorialità e quelle capacità professionali per un mondo che sarà, sostanzialmente, diverso e più complesso.
Abbiamo visto una capacità creativa, una disponibilità eccellente, e l'indagine dimostra come, anche al Sud, tutti i giovani siano oggi pronti e disponibili ad evolversi nel mercato del lavoro.
Per noi, per l'impresa, i giovani sono una risorsa fondamentale, non sono soltanto forza lavoro, ma informazione, conoscenza e tendenza.
I giovani sono uno stimolo fondamentale dato dalla trasgressione, che è utile e necessaria per rompere gli schemi costruiti, i sistemi codificati.
I giovani ci insegnano ad avere una profonda fiducia nel futuro, sono la nostra espressione di quello che il mondo sarà. I paesi che si propongono oggi come i più competitivi nel mondo hanno, sicuramente, anche una buona preparazione, una buona università che risponde alle esigenze del mondo del lavoro e dei giovani.
Credo che il nostro modello di formazione debba essere sempre più semplice e più adatto a rispondere alle esigenze dei giovani, e fare da palestra mentale a coloro che si preparano in modo sostanzialmente diverso.
La palestra non deve essere burocratica, ma formativa, dove la scuola abbandona quegli schemi a cui è legata da decenni, per formare e valutare quali sono, in realtà, le esigenze del mondo del lavoro.
Quindi, bisogna abbandonare il nozionismo e l'enciclopedismo, per dare la capacità ai giovani di sapere decidere. Le buone idee devono essere capaci di essere formulate e ben articolate, ma ci deve essere una capacità decisionale all'interno di quest'ultime e, all'interno del sistema per raccoglierle.
Ci deve essere una formazione più completa da parte di tutti, e la riforma della scuola è indispensabile, oggi, per essere vicini alle esigenze, e non esiste un'alternativa al cambiamento.
I giovani d'oggi sono molto diversi da quelli del passato e la realtà che ci circonda è cambiata in modo assolutamente radicale. La scuola, dunque, non può conservare l'architettura che è stata progettata, e si deve mettere in condizioni, specialmente, di comunicare bene ai propri allievi, e deve anche occuparsi profondamente di prepararli ad un mondo che non è più quello in cui "lavorare", ma deve formare le persone pensanti. Abbiamo bisogno di pensiero, e non di nozioni e, molto spesso, troppe nozioni bloccano la capacità di pensare e la decisione. Queste capacità si possono sviluppare abbandonando un'enorme quantità di materie e di nozioni, e puntando sulla flessibilità. I ragazzi debbono potere scegliere le materie che a loro interessano di più, e la qualità degli insegnanti e dell'apprendimento.
Ci deve essere una trasparenza nella capacità e nella formazione degli insegnanti.
Certamente, la nostra spinta è quella di creare un momento di sperimentazione della riforma.
La più grande riforma sinora approvata nella scuola è stata l'autonomia scolastica, che ha avuto bisogno di tre anni, dal 1997 al 2000, per svolgere i primi timidi passi.
Chiediamo fortemente un cambiamento che si orienti verso le vere esigenze degli studenti e del mercato che li aspetta con ansia per progettare un futuro".

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A sua volta, Tullio De Mauro, Ministro della Pubblica Istruzione, ha chiuso i lavori della mattinata.
"Come ministero, pensiamo che il confronto sulla questione dei libri di testo sia aperto e che debba essere gestito democraticamente.
Vogliamo creare istituzionalmente un luogo dove si discuta in maniera qualificata del contenuto degli stessi, chiamando gli autori.
Il luogo sarà il forum nazionale delle associazioni più rappresentative degli studenti e dei docenti, che attraverso i loro collettivi sono deputati per legge a pronunciarsi sulla scelta degli strumenti didattici.
Ospiteremo discussioni serie, senza mettere alla gogna nessuno. Errori possono esserci".
"Data l'autonomia dell'Ars, in Sicilia l'iniziativa potrebbe andare avanti: Formalmente il governo non interverrà fino a quando nell'Isola non sarà adottato un provvedimento che violi la legge o la Costituzione.
Se, viceversa, dovesse venire violata la legge, come sembrava si volesse fare nel Lazio, potremmo e dovremmo intervenire per tutelare la libertà d'insegnamento".
Ed in relazione alla riforma della scuola:
"La riforma della scuola avrà certamente un periodo di sperimentazione ma questo vedrà coinvolti tutti gli istituti scolastici e l'intero territorio nazionale.
Si pensa di partire il primo settembre 2001, naturalmente se il Parlamento è favorevole, con un'attuazione progressiva della riforma che ci consenta di raccogliere risultati ed esperienze e quindi di perfezionare il cammino della riforma stessa".
"Quando gli studenti laureati italiani chinano il capo, e vanno all'estero, partono come razzi perché hanno superato la montagna di difficoltà che, il sistema scolastico vigente e l'università, frappongono a chi vuole laurearsi.
E, in quel 32% di ragazzi e ragazze che si laureano, vengono fuori dei professori ordinari nel giro di quattro-cinque anni, con risultati assolutamente straordinari".

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Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, ha aperto i lavori pomeridiani dicendo:
"Sicurezza negli investimenti, gestione sapiente del credito libera dal primato della politica, efficienza della pubblica amministrazione.
Sono questi i punti su cui a Palermo e in Sicilia dobbiamo investire con sempre maggiore convinzione, affinché, ancora più di come avviene oggi, gli imprenditori possano riconoscere in chi amministra e gestisce le realtà locali un interlocutore che parla la stessa lingua".
Leoluca Orlando ha sottolineato l'importanza di trovarsi tutti riuniti in una città come Palermo che è capoluogo siciliano, ma anche capitale mediterranea.
"Chi fa impresa può trovare nelle amministrazioni comunali un interlocutore capace di condividere valori e priorità, fra cui in primo luogo, ci sono il senso di responsabilità, la concretezza e il senso del tempo che deve giocare a nostro favore.
Purtroppo, però, non sempre questa condivisione di intenti si riscontra nel nostro ambito regionale, anche se con l'elezione diretta del Presidente della Regione sarà possibile ottenere stabilità e continuità" .
Il Sindaco ha pure ricordato l'importante riconoscimento ottenuto da Palermo dall'Agenzia Moodie's, nonché il ruolo che la città svolgerà proprio al Teatro Massimo per il prossimo vertice Onu.
Ha poi aggiunto:
"In questo periodo, abbiamo attivato meccanismi di concertazione dal basso, partendo dal patto sociale, dal patto per l'equilibrio e l'occupazione, costruendo un sistema di programmazione negoziata e abbiamo, sostanzialmente, sperimentato la possibilità di sfruttare i patti territoriali, i patti agricoli, i Prust, e i Bit.
Oggi, la Sicilia è certamente un paese arabo sicuro, e un paese europeo conveniente, nel senso che investire qui, costa meno che in altri paesi.
Bisogna rafforzare lo spirito agonistico, che sta aprendo la regione ad investimenti che vengono fuori, e sta rafforzando la debolezza delle imprese siciliane.
Si sta recuperando quello che era il limite della regione siciliana: la solitudine. E, sempre più spesso, assistiamo a cartelli di imprenditori, che sono per noi motivo di grande speranza e di grande fiducia verso il Mezzogiorno".

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E' intervenuto quindi, Giuseppe Costanzo, presidente dell'Associazione Industriali di Palermo.
"I veri protagonisti della giornata sono stati gli studenti che, con il loro impegno, le loro idee, le loro competenze, e la loro disponibilità a confrontarsi, hanno dimostrato al paese che oggi, perfino in una zona disagiata come Palermo, è possibile fare impresa.
è una questione di iniziativa, di coraggio, di volere fare, e questi ragazzi, che hanno dimostrato di avere i requisiti, sono la risorsa di questo paese. Assindustria Palermo, di recente, ha rapporti operativi con le università, con il mondo della scuola, per contribuire a formare le nuove leve dell'industria di domani.
I nostri corsi saranno sempre più proiettati verso la new economy. Apriremo le nostre fabbriche agli studenti, perché il contatto fra la scuola, la formazione e l'impresa è vincente, e noi vogliamo consolidare questo contatto, che definiamo "contaminazione positiva".
Abbiamo condotto, con decine di imprenditori del Nord, un lavoro porta a porta, e li abbiamo convinti ad investire, in partnership con imprenditori locali.
Così come abbiamo scelto dei nuovi itinerari per il recupero di beni culturali per favorire l'industria del turismo, allo stesso modo siamo pronti a concretizzare le attività scolastiche degli istituti che verranno segnalati, mettendo a disposizione aree, assistenza, sponsorizzazione, e anche partner per realizzare le idee di impresa. E, con il contributo del comitato dei giovani imprenditori, metteremo, in Assindustria uno sportello per coordinare i rapporti tra istituti scolastici, banche e mondo dell'imprenditoria".

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Lo stesso Presidente di Assindustria Palermo ha quindi letto il messaggio del Presidente della Camera dei Deputati, Luciano Violante.
"Condivido lo spirito e gli obiettivi di questa iniziativa della Confindustria, che si sta dimostrando uno degli organismi italiani più attenti al futuro ed alla competitività del nostro paese.
Il carattere innovativo della net economy consiste nel fatto che, per la prima volta nella storia dell'uomo, la continuità di un'impresa non dipende solo dalle disponibilità di materie prime e capitali, ma può dipendere anche dalla conoscenza, intelligenza, duttilità e creatività.
Per questa ragione, essa rappresenta, oggi, una delle maggiori opportunità su cui la Sicilia può contare, per sviluppare una condizione di livello strategico di un assetto economico e civile del paese. La Sicilia va incontro alle trasformazioni prodotte dalla nuova economia, e ad uno straordinario patrimonio di risorse e di potenzialità umane e naturali.
La sua popolazione rappresenta il 25% della popolazione dell'int-ero Mezzogiorno, ed è lontana sia dal rischio di un rapido invecchiamento, quanto da quello di una crescita incontrollata. La regione vanta, inoltre, un enorme inserimento culturale e naturalistico che ha reso possibile un aumento delle presenze dei turisti del 34%, dal 1994 al 1999.
Si discute molto della scadenza del 2006, quando cesseranno gli aiuti strutturali nel Mezzogiorno. Intendo però sottolineare, per il futuro della Sicilia, la scadenza del 2010, quando nell'area mediterranea nascerà una vasta area di libero scambio nel mondo con oltre trenta paesi, e con un mercato di circa 800 milioni di persone.
Questa scadenza consentirà di valorizzare, appieno, la posizione strategica della Sicilia, assicurandole un ruolo chiave, come interlocutore privilegiato in tutto il Mediterraneo.
L'economia siciliana ha saputo riconoscere, per tempo, le potenzialità della rete, e lo dimostra il fatto che la Sicilia è al quinto posto tra le regioni italiane, per l'aumento del numero delle aziende tecnologiche ed informatiche.
Tra il '97 ed il '99, il numero degli occupati nel campo delle nuove tecnologie, ha fatto registrare in Sicilia, come in tutto il Sud, un incremento di circa il 37%.
L'analisi dell'economia siciliana evidenzia una specifica vitalità e capacità imprenditoriale.
L'indice del dinamismo dell'eco-nomia raggiunge, infatti, il valore più alto proprio in Sicilia.
La Sicilia sta contribuendo, concretamente, a consolidare un margine di affidabilità e di solidità dell'intero paese, formato anche per questo, dai primi dieci paesi di maggiore richiamo per gli investitori stranieri.
Sono convinto che, per proseguire su questa linea, e rendere permanenti i risultati raggiunti, sia fondamentale passare dal vecchio obiettivo dello sviluppo, al nuovo traguardo della competitività. La sfida ci spinge, mettendo al centro la competitività civile, sociale ed economica della Sicilia, nel Mezzogiorno, nell'intero nostro paese.
É bene concentrarsi attorno a questo obiettivo, realizzando alla competitività tutte le risorse intellettuali e materiali".

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Si è quindi tenuta una tavola rotonda "L'impresa come luogo formativo" e "La new economy e l'occupazione dei giovani" coordinata da Ernesto Auci, direttore de "Il Sole 24 Ore".
"Una delle domande fondamentale rivolta dai giovani è: come, e che cosa faremo nel mondo della new economy, avremo lavoro?, e che tipo di lavoro? e, come si fa, poi, a raggiungere questa meta?
Non c'è da preoccuparsi, perché è un mondo sconosciuto anche a coloro che lo stanno facendo. E' una scoperta continua.
Forse la formazione, e le molte risorse del sistema della formazione a tutti i livelli, non vengono spese benissimo. Tuttavia, voi giovani dovete avere fiducia e scommettere su voi stessi. Ma, per farlo, ci vuole un minimo di sacrificio, perché non è più possibile chiedere agli altri di risolvervi i problemi.
La new economy è una grande opportunità, sotto questo aspetto, perché fa sì che si aprano nuove possibilità, che bisogna saper individuare e cogliere con spirito di sacrificio.
Bisogna poter andare nelle aziende per cominciare a capire e a vedere che cosa è il mondo del lavoro, infatti vogliamo partire con una nuova iniziativa, per cercare di mettere in comunicazione giovani che vogliono fare stage estivi in aziende, o anche durante le vacanze di Natale, con le offerte che vengono dalle stesse. Le risposte ci sono. Bisogna avere pazienza e sacrificio, e, dopo, andare a cercarle".
Ha introdotto la stessa Nadio Delai, direttore generale di Ermeneia.
"C'è una apertura di credito dei nuovi, anche del Mezzogiorno, verso la mobilità, la flessibilità, il lavoro autonomo, che sottolineano bisogni certi, un po' per scelta, un po' per costrizione, dando disponibilità importante, dal punto di vista di un rapporto col lavoro che non sia sempre e solo quello banale dello stato del passato che non fa giustizia, ma anche per le diversità fra gli uomini, per la voglia di fare e di rischiare.
Credo che, oggi, dobbiamo rispondere con generosità strutturale, di sistema, non con buona volontà soltanto, alla disponibilità giovanile a fare un patto sul lavoro che va ad aprire percorsi nuovi; altrimenti c'è un'apertura di credito che non utilizziamo.
Generosità dell'impresa, per esempio, significa operativamente, che oggi, un'azienda, o un sistema di imprese, debbono crescere per promuovere il proprio sistema di analisi delle proprie competenze.
La capacità di rischiare a capire se stessa per prima, serve per potere offrire alle nuove leve un patto più ricco, più articolato.
Bisogna essere anche generosi per fare la formazione ibrida, perché l'azienda deve imparare a rispondere a questi infiniti crescenti bisogni di formazione veloce.
Anche la scuola ha bisogno di promuovere un'analisi delle risorse e delle competenze.
è necessario un linguaggio comune, affinché il sistema scolastico impari ad analizzare, in un’a-zienda, le proprie stesse competenze interne, che qui sono espresse in tutte la loro potenzialità.
C'è bisogno di anticipare l'ingresso dei giovani nella vita attiva, nel mondo del lavoro, dobbiamo avere il coraggio di rovesciare i paradigmi tradizionali, e anche la mobilità formativa diventa importante.
Bisogna impostare un ruolo associativo fra le imprese, e tra le scuole e le aziende; bisogna operare con un sistema protettivo e dimostrare la generosità strutturale.
In questo senso, certamente, i vantaggi di essere su tutto il territorio nazionale una rete, è la base per un buon livello associativo".
Hanno partecipato alla stessa:
• Francesco Rosario Averna, Consigliere delegato di Confindustria per il Mezzogiorno.
"La formazione e la qualità saranno le uniche armi con cui, tra sei anni, i giovani del Mezzogiorno potranno competere con i lavoratori dell'Est.
Senza un miglioramento del sistema scolastico e formativo perderemo la sfida perché certo non potremo confrontarci con i più bassi costi fiscali e del lavoro di quei Paesi".
"Dietro alla formazione si sono spesso nascosti abusi e forti sprechi - ha detto Averna - ora è necessario cambiare marcia.
La formazione non deve essere più un business né un parcheggio per disoccupati".
"Negli ultimi tempi, nel Sud, ci sono segnali importanti e incoraggianti sul fronte della nascita di nuove imprese, e dell'espor-tazione che, però, andrebbero potenziati, rafforzati e resi duraturi. Da qui deriva una serie di battaglie che stiamo facendo: la battaglia fiscale, per le infrastrutture, per la sicurezza, e per una formazione di qualità.
Forse, la leva più importante sono i nostri giovani, che hanno delle qualità di base straordinarie, e sono degli esempi incredibili di flessibilità, di fantasia, di capacità di impegno e sacrificio.
Però, è necessario un livello professionale migliore, un miglioramento qualitativo dei nostri piani di formazione, e, insieme, una maggiore vicinanza con il mondo del lavoro.
Noi, su questo, abbiamo un progetto, e abbiamo creato un ponte tra migliaia di imprese meridionali e non, con il mondo della scuola e dell'università per cercare di abbattere le diffidenze tra mondo della scuola, mondo della cultura, e il mondo dell'impresa, tra il mondo del sapere e il mondo del saper fare".
• Federico Butera, presidente della Butera e Partners.
"C'è la crescita di un lavoro di tipo qualitativamente nuovo, di straordinaria complessità, che dobbiamo riuscire a definire e a gestire con l'aiuto delle scuole e delle imprese.
La net/new economy ha tecnologie senza precedenti. Ci troviamo di fronte ad una revolution, in senso di evoluzione, e le dimensioni di crescita sono spaventose. è cresciuto tutto l'insieme delle tecnologie di formazione, l'occupazione, e le valorizzazioni in borsa.
Per riuscire a mettere in rete il business, il commercio, un'azien-da ha bisogno di fare impresa. E, questo vuol dire rappresentare l'impresa, comunicare, organizzare, formare. Quindi, da un lato la produttività delle risorse, e dall'altra parte imprese basate sulla conoscenza".
• Umberto Di Capua, presidente di Sviluppo Italia.
"La nuova economia non riguarda solo le aziende a tecnologia avanzata, che si occupano di processi tecnologici, di calcolatori, di computer, ma tutte le imprese del mondo.
Le imprese tradizionali e non, che non si porranno il problema di interiorizzare le tecniche che gli arrivano dal processo di internazionalizzazione di Internet, sono destinate a morire.
Sono stato chiamato ad occuparmi di questa nuova attività da Sviluppo Italia per favorire investimenti nel territorio nazionale, con particolare attenzione all'Italia.
Sono reduce da un'esperienza abbastanza importante, che è stata quella di una visita al prestigioso istituto di Tecnologia del Massachusetts, a Boston, dove sono riusciti a trovare la combinazione straordinaria di due elementi fondamentali: il mondo della scienza, il mondo dell'università e il mondo dell'impresa.
Da noi, purtroppo, questo non accade perché, da sempre, l'università è rimasta un elemento staccato dalla realtà industriale del paese, e quindi il mondo dell'industria e il mondo della velocità hanno proceduto in modo separato.
E, forti di questa conoscenza e di questa cognizione, oggi gli Stati Uniti è, fra i paesi produttivi, il paese più economicamente avanzato, nel quale viene adoperata la competitività del sistema paese e delle imprese.
Questo significa, sostanzialmente, fare meglio i propri processi, i propri prodotti, ridurre i costi delle attività aziendali, e diventare più competitivi sul mercato.
Noi siamo consapevoli del fatto che stiamo vivendo un momento straordinariamente importante per la vita del nostro paese, in cui si diffonde dappertutto la nuova economia, la coscienza elettronica, e stiamo valorizzando il processo della formazione e quello dell'innovazione tecnologica.
Se riusciamo a mettere insieme le competenze dell'università con quelle delle imprese, possiamo creare il presupposto fondamentale per realizzare qualcuno degli elementi strategici, che sono alla base dello sviluppo del Mezzogiorno".
• Guidalberto Guidi, Consigliere delegato di Confindustria per le Relazioni Industriali e gli Affari Sociali.
"Nuove regole del lavoro, che non vuol dire solo toccare l'articolo 18 dello Statuto, riduzione del cuneo fiscale e contributivo, infrastrutture, burocrazia.
Ma la cosa necessaria è intervenire subito.
É inutile continuare a chiedersi perché le imprese non vengono al Sud: gli investimenti si spostano dove c'è la possibilità di fare profitto, non ho ancora conosciuto un imprenditore etico".
"L'operaio dalle mani d'oro, che sapeva fare un mestiere, esce dal contesto di lavoro dipendente che gli stava stretto, crea la piccola impresa ed entra nel mercato dell'imprenditorialità.
In Emilia Romagna e in Veneto, non troviamo personale, e questo è dovuto a diversi fattori: il saldo demografico negativo; una crescita dei livelli di scolarità, che è necessariamente accompagnata al progetto di trovare un lavoro conforme alle aspettative di studio.
Ci sono determinati mansioni aziendali che i nostri concittadini, e tutti quelli della comunità europea, non vogliono più fare, e non è una questione di denaro.
Non sono un imprenditore etico, ma faccio questo mestiere per aumentare la ricchezza, la mia azienda, il mio personale, il profitto. E faccio questo mestiere al Sud, quando mi si creano le situazioni per cui ho la certezza di creare ricchezza, e di non rischiare la pelle.
Bisogna trasformare da virtuale in sostanziale le cose che devono essere fatte subito nelle regole del lavoro, altrimenti, nell'arco di sei mesi, ci troveremo in una drammatica crisi di competitività".
• Federico Nazzari, vicepresidente della Bracco.
"Un'azienda che realizza nuovi investimenti è nuova economia, e l'innovazione è uno strumento di competizione.
Non so se sia una rivoluzione, o una involuzione, ma la new economy sta cambiando profondamente il mondo delle imprese, anche della cosiddetta vecchia economia. C'è un problema culturale all'interno delle imprese, e la scuola non è attrezzata per far incontrare la domanda e l'offerta di professionalità.
Abbiamo una continua produzione di professionalità, di qualità, che non sono quelle richieste soprattutto dalla nuova economia, o dalla net economy.
Ci sono aziende che operano nel settore della nuova economia, che hanno creato tantissimi posti di lavoro e nuove professionalità.
è necessario, per questo paese, diventare favorevole agli interventi, e parlo delle infrastrutture, non necessariamente fisiche.
Noi non stiamo misurando il valore economico del tempo, ed uno dei grandi difetti e di carenze di competitività che noi abbiamo, è legato proprio al tempo, cioè alla quantità di tempo che bisogna sprecare per non avere né vincoli, né un mercato selvaggio".
• Salvatore Cardinale, Ministro delle Comunicazioni.
"Con le nuove tecnologie il Mezzogiorno ha una grande occasione.
Un'opportunità che non è fatta solo di call center ma anche di centri di ricerca avanzati come quello della Ericsson che sta nascendo a Palermo.
I numeri ci confermano che questa può essere la strada giusta: da 442mila occupati nel '99 siamo passati a un milione nel giro di un anno mentre al Sud sono stati creati 18mila nuovi posti in 20 mesi".
"Sbarcando in Sicilia Ericsson apre anche un centro di ricerca e sviluppo tecnologico a dicembre.
Ci saranno diverse decine di assunzioni, soprattutto di personale specializzato.
Ingegneri, prevalentemente.
Nonostante sia diventato sempre più difficile trovarli sulla piazza".
"Scarseggiano gli ingegneri, e se l'università non dovesse attrezzarsi per il futuro, saremo costretti a chiamarli dall'India".
"Ormai le aziende scelgono i propri tecnici quando ancora sono studenti all'Università".
"Nel '97 le persone che lavoravano nell'informatica erano 406 mila e le imprese 57.296.
Nel '98 le persone erano 426 mila e le imprese 59.329, l'anno successivo l'aumento fino ad arrivare a 442 mila occupati e 61.774 imprese.
Quindi c'è stato un ritmo tre volte superiore al complesso dell'incre-mento del settore industriale".
"Noi dobbiamo arrivare al mercato con due reti, Rai Uno e Rai Due; una terza rete, Rai Tre, dovrà essere sorretta interamente dal canone, e dovrà svolgere un ruolo di formazione, di informazione e anche di educazione.
C'è un rincorrersi nel mercato fra Rai e Mediaset, che svolgono ormai una concorrenza forte ed unica, utilizzando ogni mezzo.
La pubblicità prelevata da Mediaset, nel mercato, è di oltre 4.000 miliardi l'anno, mentre la Rai ne prende 2.200.
Ci sono altre reti, altre concessionarie che prendono tutte insieme 150-200 miliardi.
È necessario abbattere queste due quote, e realizzare la legge 249, e c'è una proposta di mediazione per sostenere quote di mercato per piccole porzioni, fino al 49%.
Noi abbiamo liberato la Telecom, e abbiamo consentito a questo paese, ad oggi, di avere 150 operatori di telefonia fissa, e quattro operatori di telefonia mobile. Ma, anche se oggi si comincia ad investire in questo settore che permette una straordinaria rivoluzione, ci sono ancora spazi nel Mezzogiorno del paese che vengono, forse, poco utilizzati.
Per la old economy, per le industrie manufatturiere, non abbiamo spazio, perché già il tempo ed il costo necessario per arrivare al mercato senza rivali, ci mette fuori mercato, perché ci sono paesi del Mediterraneo dove la manodopera costa ancora di meno che nei paesi dell'Est.
Oggi, abbiamo bisogno di avere chiarezza e, l'unica possibilità di sviluppo vero, non costruito, che arriva attraverso nuove imprese, passa dalla new economy, e da questa rivoluzione straordinaria.
C'è la diffusione dei call-center e dei centri di ricerca, come Ericson, Albacom, Nokia, e tutto questo porta una possibilità straordinaria di occupazione.
Serve l'intervento dello stato perché ci sia un nuovo processo di alfabetizzazione nel paese, e tutti dobbiamo sapere stare dentro questa nuova tecnologia. Poi, dovremmo fare riferimento ai valori, che si coltivano soprattutto nel Mezzogiorno, dal modo di essere, al modo di fare. Non è vero che la macchina travolgerà o assorbirà, e si realizzerà questa prospettiva, rispetto alla quale ognuno di noi sarà soggiogato dentro la macchina.
La macchina è uno strumento che ci deve servire per allargare l'area dello sviluppo, e per dare tanta occupazione ai giovani.
In Sicilia, c'è un incremento di occupati, in riferimento agli ultimi venti mesi, che deriva, soprattutto, dalla new economy, e dal mercato che si sviluppa accanto ad essa, perché c'è un diverso indotto maggiore.
Ci vuole l'intervento dello Stato, della regione, del sindaco di Palermo, del governo nazionale, ma, soprattutto, ci vuole una capacità dell'impresa, che però deve sapere rischiare".
• Luciano Guerzoni, Sottosegretario di Stato al Murst, ha annunciato che "per ventimila giovani laureati disoccupati del Sud si schiude un futuro nella new-economy.
Un'operazione che coinvolgerà i rettori delle Università meridionali e la Confindustria.
Ma anche un piano che sarà finanziato con una parte dei 300 miliardi prelevati dai fondi ottenuti dallo Stato grazie alla gara Umts per finanziare progetti messi a punto da università e imprese, attraverso specifiche convenzioni.
Il provvedimento verrà inserito in Finanziaria, si tratta soltanto di definire la cifra.
L'iniziativa nasce per dare ai giovani del Sud strumenti formativi per inserirsi nella new economy ma anche per facilitare e creare una concreta collaborazione tra mondo dell'università e aziende".
La struttura dell'iniziativa è piuttosto semplice.
Le aziende dovranno collegarsi con gli Atenei del Sud e presentare progetti comuni di formazione legati alle nuove tecnologie, indicando il numero dei laureati da coinvolgere".
"Se ci sono delle intese già stipulate, saranno queste a partire per prime.
Quanto alla lunghezza massima dei corsi sarà di 6-12 mesi, mentre è probabile che lo "sportello" scelto per presentare i progetti di formazione sia Sviluppo Italia.
Ne parleremo presto con Di Capua, presidente di Sviluppo Italia, ma, ad ogni modo, la valutazione dei progetti stessi sarà affidata ad un'agenzia indipendente".
"Il problema della qualità del sistema formativo non può essere individuato sulla quantità di sapere che riusciamo a far entrare nella testa dei giovani, ma è un problema di qualità nella ricerca, e di innovazione.
La riforma universitaria prevede che i giovani italiani siano uniformati alla condizione dei loro coetanei negli altri paesi europei.
La riforma universitaria del 2001-2002 prevede nuovi corsi di laurea, una laurea in tre anni, un secondo livello di laurea, la laurea specialistica, che consentirà ai nostri giovani di essere già laureati a 21 anni, come i loro coetanei europei.
La riforma, come gli altri sistemi universitari europei, consente un'articolazione degli studi, con una diversificazione ed una flessibilità, e con una domanda diversificata di laureati, di competenze, di professionalità per inserirli nel sistema sociale.
La riforma prevede una laurea specialistica come finalità per determinare professionalità; il master universitario di primo e secondo livello come possibilità di una formazione mirata con specifiche professionalità, e soprattutto come grande occasione di formazione permanente.
L'università e tutto il nostro sistema formativo, pensano alla formazione dei giovani fino alla prima occupazione, ma abbiamo bisogno di rivalorizzare i laureati, gli insegnanti, per poter avere una formazione permanente o continua.
Con il decreto 509, abbiamo imposto che i nuovi obiettivi formativi dei nuovi corsi di studi, vanno definiti dall'università dopo un confronto con le rappresentanze del sistema produttivo, sociale, economico. L'università italiana ha smesso di misurarsi con la sua missione, che è quella di formare laureati, competenze per l'esercizio delle professionalità.
E, tenere nell'università i giovani mediamente fino a 28 anni, rappresenta uno spreco sociale, economico e culturale scandaloso, con cui si priva il paese di risorse decisive per l'innovazione.

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E' intervenuto anche il vicepresidente dell'Assemblea Regionale Siciliana ed assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Fabio Granata:
"In Sicilia non sono necessarie commissioni giudicatrici per la revisione dei libri di testo.
Non voglio entrare in polemica con chi sostiene l'importanza di una cultura laica e la necessità di sconfessare ogni ideologia nei libri di storia, ma non sono d'accordo con l'idea di affidare la revisione dei testi a una commissione giudicatrice".
"non è necessario nella nostra Regione, dove vige e si applica la piena autonomia scolastica, ricorrere a commissioni che in qualche modo abbiano il compito di rendere legittimo l'uso della cultura.
La libera scelta dei libri di testo da diffondere e da utilizzare nell'insegnamento fa parte dell'espressione di questa autonomia".
"La Sicilia dell'economia è stata utilizzata, per molto tempo, per finalità che non erano quelle originali, ma adesso ci sono le condizioni perché questa tradizione finisca. Fin dalla prossima legislatura, si potrà eleggere direttamente uno stato responsabile ed esecutivo, che spingerà opportunità di governi stabili, e di centri di responsabilità definita.
Dobbiamo avere il coraggio di dire ai giovani in maniera chiara, sintetica, che non c'è più un confronto nella pubblica amministrazione, e dobbiamo agevolare un processo di fuoriuscita da questa religione del posto fisso che, per tanti anni, è stata favorita da una certa politica.
In Sicilia sono cambiate moltissime cose: le amministrazioni locali, le amministrazioni delle province regionali, il mondo della formazione, ed anche il mondo del-l'impresa. Si è aperto, all'interno dell'Associazione degli Industriali, uno straordinario interesse, anche a livello concreto, a coordinare e a gestire passaggi importanti di concertazione per rilanciare lo sviluppo legato, ad esempio, alla funzione dello straordinario patrimonio artistico, culturale, archeologico e architettonico.
Tutto questo ci trasformerà, e ci sono le condizioni perché questo avvenga, attraverso la stabilità, la precondizione della sicurezza, un grande investimento sulla formazione, che non può che passare ad un rapporto proficuo e fecondo tra l'impresa ed il mondo accademico, universitario della pubblica istruzione.
Credo che in Sicilia, il passaggio più pericoloso, e anche più dannoso, sia stato lo sviluppo sradicante, secondo il quale la Sicilia doveva diventare altro da sé, dimenticare ciò che era, ed imitare, pedissequamente, il modello sociale ed economico, culturale, di adeguamento a determinate realtà.
Ci sono ancora dei problemi da risolvere, come il problema della sicurezza, e della riforma del sistema degli appalti, e c'è anche un problema di alloggiamento della formazione, legata strettamente alla risorsa rappresentata dalla nostra scuola, la scuola dell'autonomia.
Autonomia significa una capacità, oltre che per l'università, anche per la scuola, di autorganizzare i propri spazi, di crearsi autonomamente delle capacità di integrazione con il mondo dell'impresa e del lavoro. C'è anche il problema delle infrastrutture: la religione del posto fisso non si è sviluppata del tutto, e non si sono create le condizioni, che sono a carico si dell'impresa, ma anche della politica, di agibilità del mercato e del tessuto sociale ed economico.
Credo che le riforme daranno la stabilità, ma ciò che più conta è la consapevolezza che, soltanto attraverso uno sforzo comune sulla via della modernizzazione e di un forte recupero di identità culturale della Sicilia, i giovani siciliani possono farcela.
E noi abbiamo una straordinaria potenzialità legata alla figura artistica, architettonica, archeologica, storica della Sicilia, attorno alla quale si è creato un momento di ricerca scientifico, di contemplazione, di tutela, ma non un turismo di beni culturali, formazione, innovazione, ricerca, innovazione".

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Ha concluso, quindi, i lavori Gui-do Barilla, consigliere delegato di Confindustria per le attività di education e conoscenza.
"Il paese sta vivendo una perdita di competitività straordinaria, e quindi abbiamo bisogno di ricorrere a tutte le nostre forze ed energie per recuperare questo gap, che rischia di diventare troppo importante, in tempi molto brevi.
La formazione è uno degli assi fondamentali su cui costruire la forza e la competitività del nostro paese: formazione nella scuola, ma anche nelle imprese, e in tutti i settori della realtà pubblica e sociale.
Certamente l'impresa ha un onere importante, e noi dobbiamo aprirci in modo trasparente, integrale alla formazione nelle scuole e nelle università.
Le nostre tradizioni culturali hanno bisogno profondamente di rinnovarsi e di adattarsi. I valori fondamentali del paese sono sempre stati legati alla soggettività, a individui capaci, intelligenti, rapidi, e intraprendenti, ma questo sarà legato a successi di pochi che sono sì importanti, ma non sufficienti per dare al paese quella competitività necessaria per vincere sui mercati del mondo.
Noi dobbiamo investire sulle nostre competenze professionali e costruire questa professionalità. E, certamente, è il frutto di una partecipazione articolata e complessa di attori diversi che iniziano con la formazione forte della famiglia, e passano attraverso l'esperienza del contesto operativo-relazionale.
C'è bisogno di un rapporto diretto del mondo dell'informazione e della formazione, con il mondo delle attività presenti sul territorio.
è necessario un rapporto stabile e collaborativo con le imprese in un sistema di formazione continua, all'altezza dei nostri concorrenti, di strutture e di impianti formativi sul territorio, di ricerca e di innovazione.
Abbiamo forti carenze tecnologiche, e c'è bisogno di un impegno nuovo, per dare la possibilità a chi si forma di avere degli strumenti adeguati.
Ma quando la formazione è vista come un'assistenza pubblica, e non come un investimento, alla lunga perde il suo carattere di strumento per la crescita della competitività, delle persone e delle imprese.
Quindi, c'è bisogno di un'aper-tura al mercato, non esiste più lo stato provvidenza.
I giovani hanno diritto ad avere un sistema formativo di alta qualità, in cui sono presenti i soggetti pubblici e privati, e le imprese possono svolgere un ruolo sempre più significativo.
Bisogna arrivare a scoprire che l'impresa non è soltanto una fabbrica di beni, ma è anche una fabbrica di competenze".


Marco D’Agostino


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