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Promosso da Confindustria, dalla Federazione degli Industriali
della Sicilia, e dalla Associazione degli Industriali della
Provincia di Palermo, si è svolta al Teatro Massimo
di Palermo la settima giornata nazionale Orientagiovani dal
titolo "Il lavoro futuro: le attese dei Giovani e le
esigenze delle Imprese" che si è inserita quest'anno
tra le manifestazioni dedicate al 90° di Confindustria,
costituendone una qualificata dimostrazione di attenzione
degli imprenditori al futuro che è costituito dalla
qualità delle risorse umane.
Hanno collaborato all'iniziativa il Gruppo Giovani Industriali
di Assindustria Palermo, presieduta da Marco D'Agostino; il
Provveditorato agli Studi di Palermo; l'Istituto Professionale
Alberghiero "P. Borsellino"; l'Istituto Tecnico
Commerciale "P. La Torre"; l'Istituto Tecnico Commerciale
"V. Pareto"; l'Istituto Tecnico Industriale "A.
Volta"; il Liceo Classico "Vittorio Emauele II";
il Liceo Scientifico "B. Croce"; il Liceo Scientifico
"Galileo Galilei"; l'Istituto Tecnico Nautico "Gioeni-Trabia";
il Liceo Classico, Scientifico, So-cio-Psico-Pedagogico "Don
Colletto" di Corleone; l'Istituto Professionale per l'Agricoltura
e l'Ambiente di Partinico; l'Isti-tuto Tecnico Industriale
"P. Domina" di Petralia Soprana.
Il tema di quest'anno, la new economy, è stato affrontato,
fuori da declamazioni di moda, puntando al concreto: la creazione
di nuove competenze professionali, la diffusione nella formazione
delle nuove tecnologie, internet e la rete come strumenti
di formazione e informazione.
La new economy è stata esaminata anche a partire dal
crescente "ruolo formativo delle imprese".
Nei Paesi più avanzati infatti è ampiamente
riconosciuto alle imprese un ruolo formativo, sia nel concorrere
attraverso gli stage e l'alternanza alla formazione iniziale,
che nel promuovere la formazione continua.
In Italia registriamo sotto questo profilo ritardi che danneggiano
le imprese e i giovani.
Il valore della Giornata Orientagiovani è stato strettamente
legato alla rete costituita dalle Associazioni industriali
come partner dei sistemi educativi nell'opera di orientamento
dei giovani.
***
Conoscenza, intelligenza, risorse umane di qualità
sono fattori fondamentali per vincere la sfida della competizione.
In un Paese come il nostro, così ricco di storia e
di cultura, non manca la materia prima necessaria ma occorrono
infrastrutture, innovazioni organizzative, e processi di education
capaci di valorizzare questo enorme patrimonio di risorse.
Gli investimenti pubblici e privati devono aumentare in quantità
e qualità.
Solo con un grande impegno di comunicazione è possibile
far percepire a istituzioni, scuole e aziende che investire
in formazione ed innovazione tecnologica è una scelta
strategica fondamentale per tutto il sistema Paese.
E' un investimento che oggi va fatto in una prospettiva più
moderna, più adeguata ad un sistema economico in rapida
evoluzione e che fa della conoscenza, la principale risorsa.
I giovani sono i veri beneficiari di un sistema formativo
moderno e le prime vittime dei deficit di qualità e
di efficienza delle istituzioni educative.
***
I lavori sono stati aperti da Giuseppe Puglisi, presidente
della Federazione degli Industriali della Sicilia.
"I protagonisti di Orientagiovani siete voi giovani.
Questa manifestazione è fatta per voi.
Quella di quest'anno è la settima edizione ed è
la prima volta che si tiene in Sicilia.
Confindustria, che associa più di 100.000 imprese con
oltre un milione di dipendenti, è particolarmente attenta
ai cambiamenti della società che ci circonda, ed è
convinta che lo sviluppo e la competitività di un Paese
dipendono in primo luogo dalla qualità delle risorse
umane disponibili e, quindi, dalla valorizzazione dei giovani.
Nel nostro paese e nel meridione, in particolare, i giovani,
oggi più che mai, costituiscono la materia prima su
cui puntare per lo sviluppo. Rispetto al totale, la popolazione
in età scolastica in Sicilia supera il 30%. Al centro
nord non si arriva al 20%.
Le risorse umane disponibili nel Mezzogiorno rappresentano,
pertanto, un'opportunità per le imprese che vogliono
investirVi. E tali opportunità non riguardano solo
le imprese della new economy.
La società dell'informazione impone a tutte le imprese
di adeguarsi ai cambiamenti in corso, che sono epocali e incidono
direttamente sull'organizzazione complessiva aziendale.
Ecco perché la domanda di lavoratori con abilità
e competenze adeguate per operare in questo nuovo contesto
tecnologico è destinata a crescere in tutti i settori
industriali. Già adesso la domanda non soddisfatta
di lavoratori qualificati (informatici, tecnici ecc.) limita
le effettive potenzialità di espansione dell'occupa-zione
nel settore delle tecnologie dell'informazione.
E' un vero paradosso. Nel Mezzogiorno abbiamo tassi di disoccupazione
a due cifre, e molte imprese, nel contempo, nel nostro Paese
lamentano la scarsa disponibilità di figure professionali
dotate di particolari competenze che il sistema formativo
non riesce a fornire.
Mi rendo conto che per Voi Giovani è difficile comprendere
tale paradosso. E noi addetti ai lavori dovremmo fare di tutto
per aiutarVi a capire.
Da parte mia, mi limito a fare qualche considerazione, che
spero serva soprattutto a Voi ragazzi che ascoltate.
I paesi che hanno un grosso successo economico come il Giappone
o la Germania hanno un sistema educativo post-media superiore
molto efficace.
I tedeschi hanno un invidiabile sistema di apprendistato e
scuole tecniche raffinate e più direttamente legate
alle esigenze dell'industria, ma vi sono anche moltissime
semplici scuole in cui si impara un mestiere, e viene anche
stimolato una delle cose più importanti che un individuo
deve possedere: l'orgoglio del proprio mestiere.
I giapponesi hanno risolto il problema dell'integrazione tra
scuola e mondo del lavoro attraverso periodi di training dei
giovani nelle imprese. E' un sistema che funziona benissimo
e che ha dato ottimi risultati.
Noi abbiamo fatto qualche tentativo con la legge n. 196 del
1997 (pacchetto Treu) per migliorare il nostro apprendistato
e disciplinando, a mio avviso, in modo rigido e burocratico
il tirocinio formativo.
Credo che le cose da fare sarebbero altre se non vogliamo
restare indietro. Le imprese e i giovani hanno bisogno di
ben altro.
La scuola è anche lo strumento di appartenenza a una
professione, deve insegnare non soltanto a svolgere, ma anche
ad essere parte di una professione, di una classe sociale.
Se vogliamo soddisfare le aspettative dei giovani dobbiamo
puntare, da una parte all'intro-duzione delle scuole del "saper
fare" e dall'altro a migliorare le scuole di "eccellenza"
in grado di formare adeguatamente la classe dirigente del
futuro.
Le polemiche di questi giorni sulla riforma del sistema scolastico
presentata in Parlamento dal Ministro della Pubblica Istruzione
Tullio De Mauro, non riusciamo a comprenderLe.
Il problema del nostro sistema scolastico è soprattutto
quello di avere un menu unico. La riforma si pone l'obiettivo,
almeno sulla carta, di offrire ai giovani la possibilità
di corsi di studi eterogenei, mettendoli nelle condizioni
di scegliere.
Va affrontato già adesso però un problema, che
credo sia molto sentito dai giovani. Le loro aspettative riguardano
l'acquisizione di competenze da spendere immediatamente alla
fine del ciclo scolastico che l'attuale sistema formativo
non è in grado di assicurare.
Su questo punto, invece, i paesi in precedenza citati, Germania,
Giappone, ma anche la Francia hanno molto da insegnarci.
Il Baden Wurttemberg, una regione tedesca paragonabile come
numero di abitanti alla Lombardia, con un reddito procapite
inferiore a quello dell'Emilia Romagna, vanta una rete di
scuole tecniche che è di molte volte superiore a quella
di tutta l'Italia.
Questo è un aspetto molto importante che spesso viene
sottovalutato. Ci sono molte intelligenze che non sono adeguatamente
valorizzate dagli studi universitari: Si tratta di quelle
intelligenze indirizzate maggiormente verso le attività
"applicate", operative, orientate più all'azione
che all'analisi. Non possiamo più permetterci di continuare
a trascurare queste risorse umane.
Sia chiaro che Noi imprenditori non chiediamo di avere una
università o un sistema formativo organizzato e gestito
ad immagine e somiglianza del sistema delle imprese.
Riteniamo però che questa separatezza sia tragica,
e quando si cerca di accorciare le distanze ci si accorge,
quasi con meraviglia, che è possibile ottenere risultati
concreti. Lo testimoniano i risultati ottenuti con il contesto
produttivo locale da parte dell'Uni-versità di Catania.
Altrettanto ha cominciato a fare l'Università di Palermo.
Noi vorremmo insomma, ma credo che lo vorreste anche Voi giovani,
che il sistema formativo del nostro Paese e questa riforma
in corso tenessero conto della necessità di avere nei
cicli scolastici momenti in cui si fa effettivamente "education",
che è il processo durante il quale si acquisiscono
"conoscenze", e momenti in cui si faccia "training",
che è il processo che permette di mettere in pratica
tali conoscenze per acquisire le "competenze" e
le abilità da utilizzare per l'inserimento nel mondo
del lavoro.
E' una questione non da poco. E' questa la grande sfida che
dovrebbe caratterizzare la riforma del sistema scolastico.
La scorsa settimana seguendo un dibattito in televisione sulla
riforma scolastica, al quale partecipava il Ministro della
Pubblica Istruzione De Mauro, un interlocutore si preoccupava
dello scadimento culturale dei giovani di oggi, rispetto alla
sua generazione.
Affermava di non comprendere il loro linguaggio "discotecaro".
Se ciò fosse vero, mi chiedo di chi è la responsabilità
di tale risultato.
Certamente non dei giovani.
E' dimostrato che la qualità dell'ambiente scolastico
incide sulle prestazioni degli studenti. Con una maggiore
qualità degli edifici scolastici, con una organizzazione
dell'insegnamento meno burocratica, arricchendo con processi
di formazione continua le competenze didattiche dei professori,
certamente i risultati sarebbero stati ben diversi.
La migliore riforma del sistema scolastico che il nostro paese
potrà fare, sarà quella di destinare adeguate
risorse finanziarie per elevare lo standard qualitativo del
nostro sistema formativo a quello di altri paesi europei.
Un buon risultato scolastico apre le porte ad un miglior inserimento
nel mondo del lavoro.
L'acquisizione di conoscenze, competenze e abilità
incide non solo sul lavoro, ma anche sul comportamento sociale,
abbassa il tasso di criminalità, assicura una maggiore
partecipazione alla vita politica e della comunità.
Investire sulla buona formazione dei giovani conviene, perché
assicura un sano tessuto sociale e lo sviluppo economico.
Noi "grandi" dobbiamo solo evitare di uccidere le
intelligenze dei giovani, come sciaguratamente si è
fatto da dieci anni a questa parte in questa Regione, avviandoli
verso finti lavori, tra l'altro nemmeno socialmente utili,
anziché cercare di scoprire in essi i germi delle loro
buone intenzioni e procurare di svilupparli.
Concludo. Anch'io mi considero giovane quanto Voi, almeno
nello spirito e Vi invito a fare sempre affidamento sulla
vostra intelligenza. Guadagnatevi la vostra verità.
Noi "grandi" ve la vorremmo dare, "ma - come
affermava Benedetto Croce non possiamo: le verità nel
passaggio dalle nostre alle vostre mani, diventano rami secchi,
e sta solo in voi la potenza di farli rinverdire".
***
A sua volta, Guido Di Stefano, Provveditore agli Studi di
Palermo.
"È stato osservato che vi è una interconnessione
tra le aspettative dei giovani, le esigenze delle imprese
sul lavoro decoroso e, soprattutto, sulle esigenze della società
civile.
Quello che a noi interessa è il rispetto sostanziale
delle leggi, e la consapevolezza di far parte di una società
democratica, quindi l'accettazione e la condivisione delle
leggi. E questo, senza quella pace sociale e quella tranquillità
che sono un diffuso lavoro decoroso, è soltanto una
proclamazione d'intenti.
Ormai, non si parla più di sistema scolastico, ma in
generale di sistema formativo integrato, che ha da un lato
la scuola, da un lato il mondo della formazione e, dopo, anche
il mondo universitario.
Avere, con la riforma dei cicli, unito assieme elementari
e medie, garantisce quella continuità che non si riesce
a raggiungere tra due sistemi scolastici separati, e ha lo
scopo di dare flessibilità e di rendere possibile i
cambi di percorso degli studenti.
L'orientamento è parte delle materie di studio e, alla
fine, si concretizza nella capacità di una valutazione
critica delle vostre aspettative, delle vostre capacità
e dei vostri desideri.
A causa del processo tecnologico e dell'evoluzione, la scuola
non si deve limitare a preparare e a giustificare competenze
che corrispondano esattamente a quello che l'industria e l'impresa
gli chiede, ma deve stimolare anche la voglia di conoscere
e la capacità di usare le nozioni apprese, per riuscire
ad affrontare qualunque mutamento tecnologico e venire incontro
alle esigenze mutevoli della società in cui vive ed
opera".
***
Ed ancora, Giuseppe Silvestri, Rettore dell'Università
di Palermo.
"L'orientamento è un elemento fondamentale anche
per migliorare l'efficienza e l'efficacia del servizio didattico,
e l'università stessa.
Tutta l'università italiana soffre di quella che si
chiama "mortalità" dei primi anni, e questo
è un danno per i giovani, per le loro famiglie, per
il paese e per l'università che affronta energia, mezzi,
strutture che poi non trovano una utilizzazione nel proseguo
degli studi.
La vera soluzione è quella di indirizzare i flussi
dei giovani verso una scelta che sia consapevole, adatta alle
loro inclinazioni e alle loro aspettative, e aiutarli poi
nel prendere questa scelta concreta, e ad inserirli nella
società con un bagaglio di esperienze.
Questo si raggiunge, innanzitutto, con il miglioramento e
lo scambio delle informazioni. Il mix informativo è
fondamentale: mettiamo insieme docenti dell'uni-versità,
della scuola, docenti che vengono dall'ambito formativo della
regionale, e le imprese.
Da questo mix nascono le informazioni reciproche, gli impianti,
le possibilità di servire meglio il paese dando ai
giovani il massimo delle informazioni, e la massima concretezza
nelle informazioni.
Ma l'Università ha anche altri doveri, come quello
di accogliere al suo interno, in maniera sistematica ed istituzionale,
forza docente che viene dal mondo del lavoro, dalle imprese,
perché trasmetta, non solo agli studenti, ma anche
ai colleghi docenti, le novità e tutto quello che va
emergendo nell'ambito applicativo e delle professioni.
In un momento di rivoluzione in tutti i campi, parliamo anche
di aggiornamento nell'ambito degli studi economici, giuridici,
e per tutto quello che riguarda la contemporaneità.
Per tutto questo, occorre che ci sia una possibilità
di formazione continua per tutti i soggetti che, già
operanti nel-l'ambito del mondo del lavoro, hanno l'obbligo
di aggiornarsi, per rispondere sempre meglio alle esigenze
che vanno via via emergendo.
Noi possiamo aiutare ed intervenire tanto più, quanto
è attiva questa interconnessione con il mondo della
produzione, e possiamo reagire ed interconvertire i nostri
flussi collettivi in senso culturale, scientifico e tecnologico,
indirizzando i nostri giovani verso la produzione semplicemente
migliorando le loro conoscenze e, dando loro tutte quelle
competenze che consentano, nel momento in cui l'esigenza normativa
deve rispondere ad un'esigenza del lavoro, di essere capaci
di fornire queste risposte in modo sollecito".
***
Renato Mannheimer, Presidente dell'ISPO (Istituto per gli
studi sulla pubblica opinione) ha illustrato i risultati dell'indagine
campionaria "Giovani e Lavoro".
"In testa alle aspettative dei giovani italiani c'è
un lavoro sicuro che garantisca un buon reddito, sia anche
interessante, coerente con il titolo di studio acquisito e
dia la possibilità di imparare cose nuove.
Questo approccio pragmatico accomuna una quota del 36% dei
ragazzi al Nord e al Sud.
Ma questi ultimi, a sorpresa, risultano anche più disponibili
alla mobilità territoriale (47% contro il 27,6% del
Nord-Est) e ad accettare contratti flessibili (37,1 contro
24,4%).
In coda ai desideri si collocano invece i miti di carriera
e prestigio (18%) e la qualità della vita: buoni rapporti
con i colleghi e vicinanza a casa sono al 10 per cento.
A pensarla così sono gli oltre cinquemila giovani tra
i 14 e i 29 anni.
Risulta forte in generale la propensione al lavoro autonomo
(desiderato dal 52% degli intervistati), mentre il 30% ambirebbe
a un lavoro dipendente preferibilmente nel commercio, nei
servizi e nell'informatica.
Sopravvive invece tra i ragazzi meridionali la preferenza
verso l'assunzione nella pubblica amministrazione, vista come
lo sbocco ideale dal 17,4% dei ragazzi del Sud e delle Isole".
***
E' seguito un talk show coordinato da Daria Bignardi, ed
alla quale hanno partecipato:
Isidoro Ardizzone, studente.
"Sono uno studente all'ultimo anno e lavoratore. Dopo
aver fatto un'analisi di Palermo, ho constatato che, uno dei
problemi fondamentali è il traffico, e quindi la mancanza
di parcheggi pubblici e privati. Ho pensato di svolgere un'attività
in questo senso per potere dare un aiuto alla città,
e ho fatto un business plan.
L'Ig ci ha dato l'opportunità di diventare dei veri
e propri imprenditori, costituendo delle società per
azioni, creando un prodotto e presentandolo ad una fiera".
Giuseppe Brancatelli, presidente del Consiglio di Amministrazione
della Altec di Catania, quarantaduenne, classico ultimo della
classe, laureato in ingegneria con curriculum non proprio
brillante, scartato per ben tre volte ai colloqui di selezione
per un posto alla ST Microelettronics, ha spiegato:
"Questa bocciatura è stata la mia grande fortuna
perché mi ha spinto a portare avanti la mia idea, un'impresa
che produce stazioni per trasmissioni satellitari che nel
2001 sarà quotata in borsa".
Brancatelli è un industriale nato dal nulla, con genitori
insegnanti di matematica, e nessun capitale alle spalle.
La sua "Antel" da dieci miliardi di fatturato annuo
e che dà lavoro a 50 ingegneri è nata da un
finanziamento di "Ig Students", proprio l'iniziativa
cui hanno partecipato molti dei giovani presenti.
Cinque miliardi per iniziare, concessi solo perché
l'idea era ottima: "Se un giovane ha l'intuizione giusta
può trovare più facilmente di quanto non si
creda chi è disposto a investirci il denaro",
ha detto convinto.
"In un territorio difficile come il nostro e carente
di infrastrutture, la scuola ci da sempre la possibilità
continua di trovare ostacoli da superare.
Rispetto ad un ragazzo cresciuto in un territorio facile,
dove tutto funziona più o meno bene, i nostri ragazzi
hanno la fortuna, da quando sono nati, di aver sviluppato,
il "problem solving", cioè la capacità
di risolvere i problemi con l'aggiunta di genialità
ed improvvisazione che manca ad altri".
Massimo Plescia, imprenditore, amministratore della
S.D.I. Soluzioni D'Impresa.
"Sono un ingegnere e ho fatto il liceo classico. Ho lavorato
in una grossa multinazionale, nel settore dell'informatica,
per diversi anni.
Quest'esperienza mi ha sicuramente aiutato, perché
mi ha dato una formazione di base necessaria per poter affrontare
il mondo dell'impresa.
Per creare impresa, bisogna fare qualcosa per qualcun altro,
e quindi per il mercato. Se non abbiamo l'abitudine di metterci
nei panni degli altri, quindi non abbiamo fatto delle esperienze
di vendita di qualunque tipo, se non ci siamo confrontati
con un mercato, alla fine l'azienda non funziona.
Le aziende muoiono sempre perché non hanno la capacità
di adattarsi e di seguire i cambiamenti del mercato.
Quando si parla di fare impresa, dobbiamo fare una distinzione
fra una bella idea e una buona idea. La buona idea è
quella per cui c'è qualcuno che è disponibile
ad uscire dei soldi.
Fare impresa significa avere dei prodotti e dei servizi che
qualcuno deve pagare.
Con la new economy, il costo di trasporto della cosa che vi
debbo pagare è diventato zero, così non abbiamo
nessuna forma di svantaggio rispetto a nessuna parte del mondo.
Per cui, in questo momento, utilizzando la new economy, abbiamo
l'opportunità di superare in maniera velocissima un
divario che avevamo.
Sulla new economy non ci vogliono molti soldi, ma competenze
e tanta volontà".
Rossella Russo, responsabile scuola dei Giovani Imprenditori
di Confindustria.
"É importante, per il mondo della scuola, entrare
in contatto diretto con gli imprenditori per conoscere e acquisire
la formazione di base necessaria per poi inserirsi meglio
nel mondo del lavoro.
È importante per i giovani confrontarsi direttamente
con altri giovani. Noi aiutiamo anche quei giovani che hanno
voglia di cominciare ad investire, e quindi di fare impresa,
dando le informazioni ed i contatti necessari per poter partire.
Il contatto sul territorio può essere il gruppo giovani
della città, della provincia perché loro permettono
di avere dei contatti che possono essere utili e possono dare
delle informazioni sui finanziamenti disponibili, e su quale
percorso seguire.
Bisogna colmare il gap esistente tra mondo della scuola e
mondo del lavoro, dell'imprenditoria e, per questo, invitiamo
gli imprenditori ad andare direttamente nelle scuole a "fare
lezione".
Con il progetto 30 Ore, promosso tre anni fa, è partita
una sperimentazione in tutta Italia con diverse scuole, fra
cui una di Palermo, che ci ha permesso di fare lezione nelle
ore scolastiche, due ore la settimana.
Abbiamo formato oltre 7.000 giovani in tutta Italia, ed è
un progetto che stiamo riproponendo nella versione riveduta
e corretta dell'anno 2000, perché cerchiamo anche di
seguire l'evoluzione ed il cambiamento del mercato.
Cerchiamo di spiegare ai giovani come trovare il lavoro, come
scrivere il curriculum, come affrontare un colloquio. È
un progetto in cui cerchiamo di impostare un linguaggio comune
ed insegniamo, in qualche modo, i comportamenti che devono
avere per esempio nella fase dell'approccio, nel momento in
cui entrano in contatto con gli imprenditori, con le aziende.
Si può entrare in contatto non solo con le agenzie
di lavoro interinale, ma soprattutto con le scuole di formazione
e con le aziende del territorio, e presto, tutte queste esperienze
saranno messe on-line.
Al momento, è disponibile un manuale in cui ci sono
tutti gli indirizzi, nomi e numeri a cui rivolgersi per partecipare
a questi progetti.
Ci sono anche delle società di venture capital che
investono nelle imprese dei giovani, della new economy".
cristaldi, che da Foligno
dove lavorava ha deciso di emigrare in senso inverso per raggiungere
l'Etna Valley.
"Volevamo sfruttare gli studi che di solito rimangono
confinati in ambiente universitario.
In Assindustria a Catania abbiamo trovato un ambiente favorevole
per la nostra attività".
Maltempi produce software di simulazione dei danni di terremoti,
incendi e altre calamità naturali in aree abitate e
altri sempre legati ai grandi rischi.
"Dopo averlo mostrato a un incaricato dell'Istituto del
commercio estero giapponese, siamo stati invitati a Tokyo
dove fra 20 mila aziende partecipanti siamo rientrati nella
lista delle 40 con i progetti a più alto contenuto
di innovazione tecnologica e adesso fra i nostri clienti c'è
anche l'Agenzia spaziale europea".
"La nostra idea è stata quella di rendere commerciali
i prodotti sul mercato e delle soluzioni che, in precedenza,
erano soltanto limitati a studi scientifici e abbiamo messo
a punto un sistema per la simulazione per gli effetti dei
terremoti sul territorio.
Il fatto che non ci fosse sul mercato un qualcosa di questo
genere, è stato quel quid in più che ci ha fatto
sterzare su questa tipologia di soluzioni.
Noi siamo una piccola impresa a valore aggiunto, e bisogna
investire su se stessi sia per fare gli imprenditori, che
per entrare in azienda".
Roberta Di Gloria, alunna del Liceo Galileo Galilei.
"Abbiamo cercato di progettare un tergicristallo per
i paraventi degli scooter.
Abbiamo avuto un po' di difficoltà con i materiali
perché, la prima volta ce li hanno mandato sbagliati.
Ig mette a disposizione un capitale sociale di un milione.
Per quanto riguarda i finanziamenti, siamo stati aiutati dalla
Piaggio".
***
Commenti e interventi di studenti e giovani imprenditori
dalla sala, sono stati, quindi, raccolti da Giovanni Pepi,
Condirettore Giornale di Sicilia, che ha recepito le istanze
degli alunni.
"Questa 7° giornata Nazionale "OrientaGiovani",
è stata organizzata a Palermo, capoluogo di una regione
che ha il tasso più alto d'Europa per quanto riguarda
il rapporto tra economia e pubblica amministrazione e, contemporaneamente,
ha il tasso di disoccupazione tra i più alti d'Europa.
Ci sono industriali nel Nord-Est, e nel centro-Nord, che vogliono
aprire aziende in Sicilia, e ci sono imprenditori siciliani
disposti a fare accordi con questi imprenditori per far nascere
nuove iniziative.
La voglia di fare impresa non manca nel Sud, e in questo senso
i ragazzi sono disposti, più di quanto non lo fossero
in passato, a muoversi.
Un'altra notizia ce l'avete data voi, con le vostre domande:
fare impresa è una prospettiva che vi interessa.
Mi chiedevo se Confindustria, le forze imprenditoriali, non
hanno sbagliato nel porre prima e meglio, un problema che
doveva essere approfondito: il valore delle imprese, perché,
molto spesso, l'impresa è sinonimo di egoismo, di penalità,
e non invece di libertà".
Mauro Marino
"Visto il compito primo della scuola, che è la
formazione di una persona in senso globale, anch'io ho fatto
un'esperienza di stage presso un grande albergo di Palermo.
E, l'impatto con il mondo del lavoro non è stato molto
traumatico, grazie alle competenze di tipo professionale e
di tipo comunicativo che la scuola ci ha fornito.
La scuola mi ha fornito una formazione composita, abbastanza
spendibile sul mondo del lavoro. Non deve, e non può
esistere una dicotomia completa tra la scuola e il lavoro,
perché i due aspetti si completino tra di loro ed entrambe
concorrano alla formazione della persona in senso globale".
Dario Cirrincione
"Vorrei fare una sorta di paragone: i nostri genitori
hanno studiato per trovare lavoro, noi invece studiamo per
trasformarci da studenti in imprenditori, oppure, nel momento
in cui cerchiamo lavoro, per una richiesta di determinate
attività.
Come facciamo a dirigere questa attività, senza avere
fatto alcuna esperienza?"
Giuseppe Seminara
"Mio padre ha una piccolissima impresa per la produzione
di prodotti caseari. Io vorrei trasformarla in un'azienda
agrituristica, però, purtroppo, mi mancano le basi
per gestire un'impresa del genere, e non so se posso usufruire
di vantaggi di tipo economico. Come posso fare per avviare
un'attività di questo genere, e come può aiutarmi
la Confindustria, in questo senso?"
Silvia Cerami
"In Sicilia c'è un alto tasso di disoccupazione.
Vorrei chiedere agli imprenditori come mai le imprese, piuttosto
che rivolgersi a delle agenzie esterne, non creano all'interno
dei loro bilanci, dei corsi per la formazione dei giovani,
cosicché l'offerta di lavoro si rivolge alle inchieste
di mercato".
Lorenzo Lombino
"Considerando il mercato in cui operiamo, ogni impresa
deve cercare sempre di più nuovi elementi di implementazione,
qualcosa di diverso dai concorrenti e che li caratterizzi.
Mi sento un po' frastornato perché viviamo in un'epoca
di vera e propria rivoluzione, e mi chiedo: la continua crescita
del progresso tecnologico, l'alta automazione, non sono tutti
elementi che portano all'aumento del grande problema della
disoccupazione, in futuro? Vedo una restrizione nel numero
dei lavoratori".
Giovanni Peritore
"Finalmente, nel giovane siciliano, l'idea del posto
fisso si è trasformata in un'idea di lavoro flessibile,
interinale.
Il problema è quello di essere in grado di fornire
gli strumenti che siano la chiave di accesso al mondo del
lavoro. Le informazioni mancano e, tante volte, la scuola
è penalizzata e si trova in seria difficoltà".
Rita Maccagnano
"Dal momento in cui le scuole arriveranno alla piena
autonomia, evidentemente si dovranno rivolgere anche alle
industrie del territorio. Che cosa verrà fatto per
quelle scuole siciliane inserite nelle aree economiche depresse,
dove non ci sono industrie?"
Mario Davide Giunta
"Volevo sollevare la questione del lavoro e dei giovani,
mettendo in risalto l'effettiva barriera che c'è tra
mondo formativo con il mondo scolastico e noi studenti, e
successivamente con il lavoro.
Questa barriera si sente soprattutto al Sud, che è
stato sede di cultura e di interventi di forza leviganti,
facendo la ricchezza di altre nazioni. Noi abbiamo cercato
di abbattere questa barriera con una grande esperienza: il
tirocinio industriale.
Grazie anche all'impegno dei professori, andiamo in sede lavorativa,
in un'industria di elettronica a studiare, e applichiamo le
nozioni che sappiamo.
Penso che il tirocinio industriale debba essere esteso a tutte
le scuole, soprattutto a quegli istituti che si trovano in
aree depresse".
Giuseppe Siino
"Mi occupavo di creare loghi, Internet, ora mi sono collocato
nel mercato direttamente, mi sono trovato dei clienti e per
loro svolgo dei piccoli lavori. Come potrei fare per andare
avanti?"
Francesco Giacalone
"Noi abbiamo notato che gli imprenditori che sono qui
provengono da una condizione sociale benestante. Sono quasi
tutte persone che hanno avuto l'aiuto della famiglia, per
iniziare la loro attività.
Vorrei prendere in considerazione anche i ragazzi che non
hanno questo tipo di aiuti, e che magari vorrebbero iniziare
a sviluppare dei progetti."
***
Fra le iniziative formative nelle quarte classi dei licei,
si sono evidenziate quelle di Assindustria Palermo e Assindustria
Catania.
Oltre al brevetto del tergicristalli per motorini al "Galilei"
di Palermo, i giovani hanno raccontato le loro esperienze.
Al "Croce" di Palermo è stata messa su con
Ig Students un'attività di produzione di manufatti
in tufo, di borse, di cartucce per computer, di siti Web.
A Petralia Soprana è stato curato un tirocinio formativo
in una-zienda elettronica per la realizzazione di sistemi
antifurto e di rilevamento delle presenze a scuola.
All'Itis Volta di Palermo è stata creata una società
per la produzione di giochi da tavolo e oggettistica da viaggio.
Al "Paolo Borsellino" hanno promosso corsi al carcere
minorile "Malaspina" sfociati in un'attività
di rosticceria con due ex detenuti, corsi al carcere di Pagliarelli
e service per convegni.
Lo scientifico di Corleone ha creato quattro società
per attività ludiche per l'infanzia, per prodotti di
grafica, per organizzare manifestazioni e per elicicultura.
Allo "Sturzo" di Bagheria si è creata una
student card e si è prodotto un portapenne personalizzato
e un guanto cancella-lavagne.
E' intervenuta anche Iole Candido, responsabile scuola dei
Giovani Imprenditori di Assindustria Palermo.
"Nei prossimi mesi si punterà moltissimo sulla
new economy, sulla relizzazione e gestione di portali e su
come fare impresa su Internet"
"A seconda delle indicazioni all'interno delle singole
scuole, tentiamo di fare dei corsi mirati, sia sull'orientamento
che sulla dispersione scolastica.
E organizziamo degli stage nelle aziende da parte degli studenti.
Gli insegniamo a fare curriculum, colloqui di lavoro.
Quest'anno abbiamo avvicinato gli studenti alla new economy,
nel senso che siamo riusciti a far costruire un database,
e da questo un sito di marketing, dove potevano sintetizzare
tutte le esigenze".
***
Collegamenti in videoconferenza, sono stati realizzati:
dalla Spegea di Bari con l'in-tervento di Alessandro Laterza,
vicepresidente della Associazione degli Industriali di Bari.
"Ho una laurea in lettere classiche e mi sono trovato
poi a misurarmi con problemi molto diversi, ma non credo che
ci sia un conflitto tra cultura letteraria e mestiere di impresa.
Anzi, oggi, molte delle lauree meno richieste possono dare
eccellenti possibilità di lavoro ai giovani, e soprattutto
a quelli del domani".
dalla Sogea di Genova con l'intervento di Edoardo Garrone,
presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria.
"La Confindustria non può fare degli incontri
diretti con gli studenti per dare lavoro direttamente. Però,
sta facendo molto, intanto, per far capire agli studenti che
il sistema formativo è composto da scuola, e dalle
attività, con ruoli diversi, ed esiste anche la formazione
professionale e post-universitaria.
Mi trovo nella sede della Sogea, la scuola di formazione degli
industriali di Genova, che assolve il suo compito primario,
che è quello di interpretare, con un accordo molto
stretto tra le imprese del nostro territorio ed il mondo della
scuola, i fabbisogni di professionalità per realizzare
velocemente dei corsi mirati, e per consentire agli studenti
che partecipano, finiti i corsi, di trovare lavoro.
Quindi, in qualche modo, assolviamo due compiti: uno, nell'interesse
dell'impresa perché dobbiamo fare di tutto per elevare
la qualità delle professionalità nelle nostre
aziende; dall'altro svolgiamo anche una funzione sociale,
che è quella di dare, in termini pratici, agli studenti
la possibilità di fare dei corsi che comportano, comunque,
una selezione all'ingresso, per poi trovare un lavoro serio.
La formazione svolge un ruolo fondamentale proprio per interpretare
i fabbisogni delle imprese sul territorio, soprattutto nel
momento in cui si parla di competitività territoriale,
e dobbiamo puntare ad una formazione di qualità".
"Diverse aziende, quando hanno i piani di sviluppo, investono
denaro per formare giovani già assunti.
Ma questo non basta. Per questo ho parlato della pubblica
importanza delle imprese nel seguire più direttamente,
come possono essere le scuole di formazione d'eccellenza.
Ci sono stati, negli ultimi anni, tantissimi finanziamenti
comunitari alla formazione che sono stati in parte dispersi,
perché c'erano dei meccanismi che tendevano a pilotare,
in qualche modo, corsi di formazione non coerenti con i fabbisogni
delle imprese sul territorio.
Quindi, bisogna evitare questo tipo di intermediazione perché
quest'ultima, in qualche modo, comporta dei costi aggiuntivi,
e fare arrivare più direttamente alle imprese le risorse
per poter formare i giovani attraverso delle scuole di formazione,
in modo tale che arrivino più preparati al mondo del
lavoro.
Bisogna lavorare su due fronti: anche i finanziamenti pubblici
devono essere utilizzati meglio".
dall'Unione Industriali di Parma con l'intervento di Giuseppe
Scaltriti, vicepresidente di Confindustria Emilia Romagna.
"La new economy non toglierà lavoro, ma anzi è
un'opportunità, è un allargamento perché,
oltre ai vecchi lavori, ce ne saranno altri nuovi.
Il sito "Job" vuol essere una sintesi tra la vecchia
e la nuova economia.
"Job" come la ricerca di nuovi lavori, e l'opportunità
di avere a disposizione uno strumento altamente innovativo
per continuare a rimanere nell'ambito del lavoro, per allargare
e mettere in contatto direttamente le aziende con il mondo
del lavoro. È uno strumento tecnologico che serve per
allargare le opportunità".
dal Liceo Galileo Galilei di Palermo, gli Agricantus.
"Fare gli artisti non è semplice, e i valori che
portiamo avanti attraverso la forza della musica, sono quelli
che ci permettono di abbattere tutti i confini. E, pur partendo
dalla Sicilia, dall'Italia, riusciamo a comunicare anche con
altre parti del mondo, proprio per dei contenuti che vanno
al di là delle prerogative e dei programmi".
***
Pippo Puglisi, Presidente della Federazione dell'Industria
della Sicilia.
"Per quanto riguarda la risposta a Giuseppe Seminara,
non si tratta di trovar lavoro, ma soprattutto di iniziare
un'attività imprenditoriale.
E, nell'attività imprenditoriale, la formazione è
molto importante per far capire come funziona un'azienda,
o cosa c'è di bisogno per metterla su.
Dal capire quelle che possono essere le risorse finanziarie
economiche, a quella che deve essere una cultura d'impresa.
Su questo, la Confindustria, le Associazioni degli Industriali
locali, possono aiutare a far capire se quell'idea può
essere fattibile e di successo, a dare delle consulenze specifiche,
e quindi eventualmente a recuperare leggi agevolative, e accompagnare
l'investimento, per poi poter cercare di iniziare a creare
questa nuova attività.
La Confindustria non da soldi, ma potrà trasmettere
delle conoscenze e delle competenze per indirizzare meglio
i giovani verso l'attività di impresa.
Per quanto riguarda la risposta a Silvia Cerami, all'interno
di un'azienda, nelle comunità e nei mercati, è
assolutamente indispensabile, sulla scorta dell'in-novazione
tecnologica che continuamente bisogna tener presente, investire
in formazione.
La cosa che, invece, si dovrebbe fare meglio, è di
utilizzare nel modo più giusto tutte quelle risorse
che vengono impiegate, o destinate alla formazione, e che,
purtroppo, sono state mal gestite.
Ancora oggi, c'è una certa offerta di lavoro notevole
e importante che non viene soddisfatta da una domanda adeguatamente
preparata, con quelle conoscenze, competenze e professionalità
che necessitano".
***
"I bisogni di professionalità delle imprese"
sono stati enunciati da Nicola Schiavone, direttore Ricerca
OBNF.
"OBNF sta per "Organismo Bilaterale Nazionale per
la Formazione". Oggi, la situazione della Sicilia è
diversa da quella della Calabria. Parlare di un Sud generalizzante,
in questo momento, può non essere molto efficace.
Come aspettative delle imprese nel Mezzogiorno, si dice che,
dal punto di vista del livello d'istru-zione, si aspettano
livelli più alti.
Il fatto che la Sicilia sia un grande serbatoio culturale,
di intelligenze, mi rende abbastanza ottimista".
***
E' quindi intervenuto Guido Barilla, consigliere delegato
di Confindustria per le attività di education e conoscenza.
"La formazione ha un ruolo strategico, importante, non
solo per lo sviluppo delle singole imprese, ma per il sistema-paese.
Abbiamo ascoltato le esigenze e le proposte da parte dei giovani,
le storie di vita vissuta, le difficoltà; e abbiamo
avuto anche degli stimoli profondi, delle esperienze di successi,
ma anche domande: come saremo?, dove andremo a finire?, ci
sarà lavoro?.
Sono domande che non hanno risposte nette, specifiche, e l'industria
si propone come interlocutore, come suggeritore per una strada
di uno sviluppo competitivo, per dare all'Italia quel-l'imprenditorialità
e quelle capacità professionali per un mondo che sarà,
sostanzialmente, diverso e più complesso.
Abbiamo visto una capacità creativa, una disponibilità
eccellente, e l'indagine dimostra come, anche al Sud, tutti
i giovani siano oggi pronti e disponibili ad evolversi nel
mercato del lavoro.
Per noi, per l'impresa, i giovani sono una risorsa fondamentale,
non sono soltanto forza lavoro, ma informazione, conoscenza
e tendenza.
I giovani sono uno stimolo fondamentale dato dalla trasgressione,
che è utile e necessaria per rompere gli schemi costruiti,
i sistemi codificati.
I giovani ci insegnano ad avere una profonda fiducia nel futuro,
sono la nostra espressione di quello che il mondo sarà.
I paesi che si propongono oggi come i più competitivi
nel mondo hanno, sicuramente, anche una buona preparazione,
una buona università che risponde alle esigenze del
mondo del lavoro e dei giovani.
Credo che il nostro modello di formazione debba essere sempre
più semplice e più adatto a rispondere alle
esigenze dei giovani, e fare da palestra mentale a coloro
che si preparano in modo sostanzialmente diverso.
La palestra non deve essere burocratica, ma formativa, dove
la scuola abbandona quegli schemi a cui è legata da
decenni, per formare e valutare quali sono, in realtà,
le esigenze del mondo del lavoro.
Quindi, bisogna abbandonare il nozionismo e l'enciclopedismo,
per dare la capacità ai giovani di sapere decidere.
Le buone idee devono essere capaci di essere formulate e ben
articolate, ma ci deve essere una capacità decisionale
all'interno di quest'ultime e, all'interno del sistema per
raccoglierle.
Ci deve essere una formazione più completa da parte
di tutti, e la riforma della scuola è indispensabile,
oggi, per essere vicini alle esigenze, e non esiste un'alternativa
al cambiamento.
I giovani d'oggi sono molto diversi da quelli del passato
e la realtà che ci circonda è cambiata in modo
assolutamente radicale. La scuola, dunque, non può
conservare l'architettura che è stata progettata, e
si deve mettere in condizioni, specialmente, di comunicare
bene ai propri allievi, e deve anche occuparsi profondamente
di prepararli ad un mondo che non è più quello
in cui "lavorare", ma deve formare le persone pensanti.
Abbiamo bisogno di pensiero, e non di nozioni e, molto spesso,
troppe nozioni bloccano la capacità di pensare e la
decisione. Queste capacità si possono sviluppare abbandonando
un'enorme quantità di materie e di nozioni, e puntando
sulla flessibilità. I ragazzi debbono potere scegliere
le materie che a loro interessano di più, e la qualità
degli insegnanti e dell'apprendimento.
Ci deve essere una trasparenza nella capacità e nella
formazione degli insegnanti.
Certamente, la nostra spinta è quella di creare un
momento di sperimentazione della riforma.
La più grande riforma sinora approvata nella scuola
è stata l'autonomia scolastica, che ha avuto bisogno
di tre anni, dal 1997 al 2000, per svolgere i primi timidi
passi.
Chiediamo fortemente un cambiamento che si orienti verso le
vere esigenze degli studenti e del mercato che li aspetta
con ansia per progettare un futuro".
***
A sua volta, Tullio De Mauro, Ministro della Pubblica Istruzione,
ha chiuso i lavori della mattinata.
"Come ministero, pensiamo che il confronto sulla questione
dei libri di testo sia aperto e che debba essere gestito democraticamente.
Vogliamo creare istituzionalmente un luogo dove si discuta
in maniera qualificata del contenuto degli stessi, chiamando
gli autori.
Il luogo sarà il forum nazionale delle associazioni
più rappresentative degli studenti e dei docenti, che
attraverso i loro collettivi sono deputati per legge a pronunciarsi
sulla scelta degli strumenti didattici.
Ospiteremo discussioni serie, senza mettere alla gogna nessuno.
Errori possono esserci".
"Data l'autonomia dell'Ars, in Sicilia l'iniziativa potrebbe
andare avanti: Formalmente il governo non interverrà
fino a quando nell'Isola non sarà adottato un provvedimento
che violi la legge o la Costituzione.
Se, viceversa, dovesse venire violata la legge, come sembrava
si volesse fare nel Lazio, potremmo e dovremmo intervenire
per tutelare la libertà d'insegnamento".
Ed in relazione alla riforma della scuola:
"La riforma della scuola avrà certamente un periodo
di sperimentazione ma questo vedrà coinvolti tutti
gli istituti scolastici e l'intero territorio nazionale.
Si pensa di partire il primo settembre 2001, naturalmente
se il Parlamento è favorevole, con un'attuazione progressiva
della riforma che ci consenta di raccogliere risultati ed
esperienze e quindi di perfezionare il cammino della riforma
stessa".
"Quando gli studenti laureati italiani chinano il capo,
e vanno all'estero, partono come razzi perché hanno
superato la montagna di difficoltà che, il sistema
scolastico vigente e l'università, frappongono a chi
vuole laurearsi.
E, in quel 32% di ragazzi e ragazze che si laureano, vengono
fuori dei professori ordinari nel giro di quattro-cinque anni,
con risultati assolutamente straordinari".
***
Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, ha aperto i lavori pomeridiani
dicendo:
"Sicurezza negli investimenti, gestione sapiente del
credito libera dal primato della politica, efficienza della
pubblica amministrazione.
Sono questi i punti su cui a Palermo e in Sicilia dobbiamo
investire con sempre maggiore convinzione, affinché,
ancora più di come avviene oggi, gli imprenditori possano
riconoscere in chi amministra e gestisce le realtà
locali un interlocutore che parla la stessa lingua".
Leoluca Orlando ha sottolineato l'importanza di trovarsi tutti
riuniti in una città come Palermo che è capoluogo
siciliano, ma anche capitale mediterranea.
"Chi fa impresa può trovare nelle amministrazioni
comunali un interlocutore capace di condividere valori e priorità,
fra cui in primo luogo, ci sono il senso di responsabilità,
la concretezza e il senso del tempo che deve giocare a nostro
favore.
Purtroppo, però, non sempre questa condivisione di
intenti si riscontra nel nostro ambito regionale, anche se
con l'elezione diretta del Presidente della Regione sarà
possibile ottenere stabilità e continuità"
.
Il Sindaco ha pure ricordato l'importante riconoscimento ottenuto
da Palermo dall'Agenzia Moodie's, nonché il ruolo che
la città svolgerà proprio al Teatro Massimo
per il prossimo vertice Onu.
Ha poi aggiunto:
"In questo periodo, abbiamo attivato meccanismi di concertazione
dal basso, partendo dal patto sociale, dal patto per l'equilibrio
e l'occupazione, costruendo un sistema di programmazione negoziata
e abbiamo, sostanzialmente, sperimentato la possibilità
di sfruttare i patti territoriali, i patti agricoli, i Prust,
e i Bit.
Oggi, la Sicilia è certamente un paese arabo sicuro,
e un paese europeo conveniente, nel senso che investire qui,
costa meno che in altri paesi.
Bisogna rafforzare lo spirito agonistico, che sta aprendo
la regione ad investimenti che vengono fuori, e sta rafforzando
la debolezza delle imprese siciliane.
Si sta recuperando quello che era il limite della regione
siciliana: la solitudine. E, sempre più spesso, assistiamo
a cartelli di imprenditori, che sono per noi motivo di grande
speranza e di grande fiducia verso il Mezzogiorno".
***
E' intervenuto quindi, Giuseppe Costanzo, presidente dell'Associazione
Industriali di Palermo.
"I veri protagonisti della giornata sono stati gli studenti
che, con il loro impegno, le loro idee, le loro competenze,
e la loro disponibilità a confrontarsi, hanno dimostrato
al paese che oggi, perfino in una zona disagiata come Palermo,
è possibile fare impresa.
è una questione di iniziativa, di coraggio, di volere
fare, e questi ragazzi, che hanno dimostrato di avere i requisiti,
sono la risorsa di questo paese. Assindustria Palermo, di
recente, ha rapporti operativi con le università, con
il mondo della scuola, per contribuire a formare le nuove
leve dell'industria di domani.
I nostri corsi saranno sempre più proiettati verso
la new economy. Apriremo le nostre fabbriche agli studenti,
perché il contatto fra la scuola, la formazione e l'impresa
è vincente, e noi vogliamo consolidare questo contatto,
che definiamo "contaminazione positiva".
Abbiamo condotto, con decine di imprenditori del Nord, un
lavoro porta a porta, e li abbiamo convinti ad investire,
in partnership con imprenditori locali.
Così come abbiamo scelto dei nuovi itinerari per il
recupero di beni culturali per favorire l'industria del turismo,
allo stesso modo siamo pronti a concretizzare le attività
scolastiche degli istituti che verranno segnalati, mettendo
a disposizione aree, assistenza, sponsorizzazione, e anche
partner per realizzare le idee di impresa. E, con il contributo
del comitato dei giovani imprenditori, metteremo, in Assindustria
uno sportello per coordinare i rapporti tra istituti scolastici,
banche e mondo dell'imprenditoria".
***
Lo stesso Presidente di Assindustria Palermo ha quindi letto
il messaggio del Presidente della Camera dei Deputati, Luciano
Violante.
"Condivido lo spirito e gli obiettivi di questa iniziativa
della Confindustria, che si sta dimostrando uno degli organismi
italiani più attenti al futuro ed alla competitività
del nostro paese.
Il carattere innovativo della net economy consiste nel fatto
che, per la prima volta nella storia dell'uomo, la continuità
di un'impresa non dipende solo dalle disponibilità
di materie prime e capitali, ma può dipendere anche
dalla conoscenza, intelligenza, duttilità e creatività.
Per questa ragione, essa rappresenta, oggi, una delle maggiori
opportunità su cui la Sicilia può contare, per
sviluppare una condizione di livello strategico di un assetto
economico e civile del paese. La Sicilia va incontro alle
trasformazioni prodotte dalla nuova economia, e ad uno straordinario
patrimonio di risorse e di potenzialità umane e naturali.
La sua popolazione rappresenta il 25% della popolazione dell'int-ero
Mezzogiorno, ed è lontana sia dal rischio di un rapido
invecchiamento, quanto da quello di una crescita incontrollata.
La regione vanta, inoltre, un enorme inserimento culturale
e naturalistico che ha reso possibile un aumento delle presenze
dei turisti del 34%, dal 1994 al 1999.
Si discute molto della scadenza del 2006, quando cesseranno
gli aiuti strutturali nel Mezzogiorno. Intendo però
sottolineare, per il futuro della Sicilia, la scadenza del
2010, quando nell'area mediterranea nascerà una vasta
area di libero scambio nel mondo con oltre trenta paesi, e
con un mercato di circa 800 milioni di persone.
Questa scadenza consentirà di valorizzare, appieno,
la posizione strategica della Sicilia, assicurandole un ruolo
chiave, come interlocutore privilegiato in tutto il Mediterraneo.
L'economia siciliana ha saputo riconoscere, per tempo, le
potenzialità della rete, e lo dimostra il fatto che
la Sicilia è al quinto posto tra le regioni italiane,
per l'aumento del numero delle aziende tecnologiche ed informatiche.
Tra il '97 ed il '99, il numero degli occupati nel campo delle
nuove tecnologie, ha fatto registrare in Sicilia, come in
tutto il Sud, un incremento di circa il 37%.
L'analisi dell'economia siciliana evidenzia una specifica
vitalità e capacità imprenditoriale.
L'indice del dinamismo dell'eco-nomia raggiunge, infatti,
il valore più alto proprio in Sicilia.
La Sicilia sta contribuendo, concretamente, a consolidare
un margine di affidabilità e di solidità dell'intero
paese, formato anche per questo, dai primi dieci paesi di
maggiore richiamo per gli investitori stranieri.
Sono convinto che, per proseguire su questa linea, e rendere
permanenti i risultati raggiunti, sia fondamentale passare
dal vecchio obiettivo dello sviluppo, al nuovo traguardo della
competitività. La sfida ci spinge, mettendo al centro
la competitività civile, sociale ed economica della
Sicilia, nel Mezzogiorno, nell'intero nostro paese.
É bene concentrarsi attorno a questo obiettivo, realizzando
alla competitività tutte le risorse intellettuali e
materiali".
***
Si è quindi tenuta una tavola rotonda "L'impresa
come luogo formativo" e "La new economy e l'occupazione
dei giovani" coordinata da Ernesto Auci, direttore de
"Il Sole 24 Ore".
"Una delle domande fondamentale rivolta dai giovani è:
come, e che cosa faremo nel mondo della new economy, avremo
lavoro?, e che tipo di lavoro? e, come si fa, poi, a raggiungere
questa meta?
Non c'è da preoccuparsi, perché è un
mondo sconosciuto anche a coloro che lo stanno facendo. E'
una scoperta continua.
Forse la formazione, e le molte risorse del sistema della
formazione a tutti i livelli, non vengono spese benissimo.
Tuttavia, voi giovani dovete avere fiducia e scommettere su
voi stessi. Ma, per farlo, ci vuole un minimo di sacrificio,
perché non è più possibile chiedere agli
altri di risolvervi i problemi.
La new economy è una grande opportunità, sotto
questo aspetto, perché fa sì che si aprano nuove
possibilità, che bisogna saper individuare e cogliere
con spirito di sacrificio.
Bisogna poter andare nelle aziende per cominciare a capire
e a vedere che cosa è il mondo del lavoro, infatti
vogliamo partire con una nuova iniziativa, per cercare di
mettere in comunicazione giovani che vogliono fare stage estivi
in aziende, o anche durante le vacanze di Natale, con le offerte
che vengono dalle stesse. Le risposte ci sono. Bisogna avere
pazienza e sacrificio, e, dopo, andare a cercarle".
Ha introdotto la stessa Nadio Delai, direttore generale di
Ermeneia.
"C'è una apertura di credito dei nuovi, anche
del Mezzogiorno, verso la mobilità, la flessibilità,
il lavoro autonomo, che sottolineano bisogni certi, un po'
per scelta, un po' per costrizione, dando disponibilità
importante, dal punto di vista di un rapporto col lavoro che
non sia sempre e solo quello banale dello stato del passato
che non fa giustizia, ma anche per le diversità fra
gli uomini, per la voglia di fare e di rischiare.
Credo che, oggi, dobbiamo rispondere con generosità
strutturale, di sistema, non con buona volontà soltanto,
alla disponibilità giovanile a fare un patto sul lavoro
che va ad aprire percorsi nuovi; altrimenti c'è un'apertura
di credito che non utilizziamo.
Generosità dell'impresa, per esempio, significa operativamente,
che oggi, un'azienda, o un sistema di imprese, debbono crescere
per promuovere il proprio sistema di analisi delle proprie
competenze.
La capacità di rischiare a capire se stessa per prima,
serve per potere offrire alle nuove leve un patto più
ricco, più articolato.
Bisogna essere anche generosi per fare la formazione ibrida,
perché l'azienda deve imparare a rispondere a questi
infiniti crescenti bisogni di formazione veloce.
Anche la scuola ha bisogno di promuovere un'analisi delle
risorse e delle competenze.
è necessario un linguaggio comune, affinché
il sistema scolastico impari ad analizzare, in una-zienda,
le proprie stesse competenze interne, che qui sono espresse
in tutte la loro potenzialità.
C'è bisogno di anticipare l'ingresso dei giovani nella
vita attiva, nel mondo del lavoro, dobbiamo avere il coraggio
di rovesciare i paradigmi tradizionali, e anche la mobilità
formativa diventa importante.
Bisogna impostare un ruolo associativo fra le imprese, e tra
le scuole e le aziende; bisogna operare con un sistema protettivo
e dimostrare la generosità strutturale.
In questo senso, certamente, i vantaggi di essere su tutto
il territorio nazionale una rete, è la base per un
buon livello associativo".
Hanno partecipato alla stessa:
Francesco Rosario Averna, Consigliere delegato di Confindustria
per il Mezzogiorno.
"La formazione e la qualità saranno le uniche
armi con cui, tra sei anni, i giovani del Mezzogiorno potranno
competere con i lavoratori dell'Est.
Senza un miglioramento del sistema scolastico e formativo
perderemo la sfida perché certo non potremo confrontarci
con i più bassi costi fiscali e del lavoro di quei
Paesi".
"Dietro alla formazione si sono spesso nascosti abusi
e forti sprechi - ha detto Averna - ora è necessario
cambiare marcia.
La formazione non deve essere più un business né
un parcheggio per disoccupati".
"Negli ultimi tempi, nel Sud, ci sono segnali importanti
e incoraggianti sul fronte della nascita di nuove imprese,
e dell'espor-tazione che, però, andrebbero potenziati,
rafforzati e resi duraturi. Da qui deriva una serie di battaglie
che stiamo facendo: la battaglia fiscale, per le infrastrutture,
per la sicurezza, e per una formazione di qualità.
Forse, la leva più importante sono i nostri giovani,
che hanno delle qualità di base straordinarie, e sono
degli esempi incredibili di flessibilità, di fantasia,
di capacità di impegno e sacrificio.
Però, è necessario un livello professionale
migliore, un miglioramento qualitativo dei nostri piani di
formazione, e, insieme, una maggiore vicinanza con il mondo
del lavoro.
Noi, su questo, abbiamo un progetto, e abbiamo creato un ponte
tra migliaia di imprese meridionali e non, con il mondo della
scuola e dell'università per cercare di abbattere le
diffidenze tra mondo della scuola, mondo della cultura, e
il mondo dell'impresa, tra il mondo del sapere e il mondo
del saper fare".
Federico Butera, presidente della Butera e Partners.
"C'è la crescita di un lavoro di tipo qualitativamente
nuovo, di straordinaria complessità, che dobbiamo riuscire
a definire e a gestire con l'aiuto delle scuole e delle imprese.
La net/new economy ha tecnologie senza precedenti. Ci troviamo
di fronte ad una revolution, in senso di evoluzione, e le
dimensioni di crescita sono spaventose. è cresciuto
tutto l'insieme delle tecnologie di formazione, l'occupazione,
e le valorizzazioni in borsa.
Per riuscire a mettere in rete il business, il commercio,
un'azien-da ha bisogno di fare impresa. E, questo vuol dire
rappresentare l'impresa, comunicare, organizzare, formare.
Quindi, da un lato la produttività delle risorse, e
dall'altra parte imprese basate sulla conoscenza".
Umberto Di Capua, presidente di Sviluppo Italia.
"La nuova economia non riguarda solo le aziende a tecnologia
avanzata, che si occupano di processi tecnologici, di calcolatori,
di computer, ma tutte le imprese del mondo.
Le imprese tradizionali e non, che non si porranno il problema
di interiorizzare le tecniche che gli arrivano dal processo
di internazionalizzazione di Internet, sono destinate a morire.
Sono stato chiamato ad occuparmi di questa nuova attività
da Sviluppo Italia per favorire investimenti nel territorio
nazionale, con particolare attenzione all'Italia.
Sono reduce da un'esperienza abbastanza importante, che è
stata quella di una visita al prestigioso istituto di Tecnologia
del Massachusetts, a Boston, dove sono riusciti a trovare
la combinazione straordinaria di due elementi fondamentali:
il mondo della scienza, il mondo dell'università e
il mondo dell'impresa.
Da noi, purtroppo, questo non accade perché, da sempre,
l'università è rimasta un elemento staccato
dalla realtà industriale del paese, e quindi il mondo
dell'industria e il mondo della velocità hanno proceduto
in modo separato.
E, forti di questa conoscenza e di questa cognizione, oggi
gli Stati Uniti è, fra i paesi produttivi, il paese
più economicamente avanzato, nel quale viene adoperata
la competitività del sistema paese e delle imprese.
Questo significa, sostanzialmente, fare meglio i propri processi,
i propri prodotti, ridurre i costi delle attività aziendali,
e diventare più competitivi sul mercato.
Noi siamo consapevoli del fatto che stiamo vivendo un momento
straordinariamente importante per la vita del nostro paese,
in cui si diffonde dappertutto la nuova economia, la coscienza
elettronica, e stiamo valorizzando il processo della formazione
e quello dell'innovazione tecnologica.
Se riusciamo a mettere insieme le competenze dell'università
con quelle delle imprese, possiamo creare il presupposto fondamentale
per realizzare qualcuno degli elementi strategici, che sono
alla base dello sviluppo del Mezzogiorno".
Guidalberto Guidi, Consigliere delegato di Confindustria
per le Relazioni Industriali e gli Affari Sociali.
"Nuove regole del lavoro, che non vuol dire solo toccare
l'articolo 18 dello Statuto, riduzione del cuneo fiscale e
contributivo, infrastrutture, burocrazia.
Ma la cosa necessaria è intervenire subito.
É inutile continuare a chiedersi perché le imprese
non vengono al Sud: gli investimenti si spostano dove c'è
la possibilità di fare profitto, non ho ancora conosciuto
un imprenditore etico".
"L'operaio dalle mani d'oro, che sapeva fare un mestiere,
esce dal contesto di lavoro dipendente che gli stava stretto,
crea la piccola impresa ed entra nel mercato dell'imprenditorialità.
In Emilia Romagna e in Veneto, non troviamo personale, e questo
è dovuto a diversi fattori: il saldo demografico negativo;
una crescita dei livelli di scolarità, che è
necessariamente accompagnata al progetto di trovare un lavoro
conforme alle aspettative di studio.
Ci sono determinati mansioni aziendali che i nostri concittadini,
e tutti quelli della comunità europea, non vogliono
più fare, e non è una questione di denaro.
Non sono un imprenditore etico, ma faccio questo mestiere
per aumentare la ricchezza, la mia azienda, il mio personale,
il profitto. E faccio questo mestiere al Sud, quando mi si
creano le situazioni per cui ho la certezza di creare ricchezza,
e di non rischiare la pelle.
Bisogna trasformare da virtuale in sostanziale le cose che
devono essere fatte subito nelle regole del lavoro, altrimenti,
nell'arco di sei mesi, ci troveremo in una drammatica crisi
di competitività".
Federico Nazzari, vicepresidente della Bracco.
"Un'azienda che realizza nuovi investimenti è
nuova economia, e l'innovazione è uno strumento di
competizione.
Non so se sia una rivoluzione, o una involuzione, ma la new
economy sta cambiando profondamente il mondo delle imprese,
anche della cosiddetta vecchia economia. C'è un problema
culturale all'interno delle imprese, e la scuola non è
attrezzata per far incontrare la domanda e l'offerta di professionalità.
Abbiamo una continua produzione di professionalità,
di qualità, che non sono quelle richieste soprattutto
dalla nuova economia, o dalla net economy.
Ci sono aziende che operano nel settore della nuova economia,
che hanno creato tantissimi posti di lavoro e nuove professionalità.
è necessario, per questo paese, diventare favorevole
agli interventi, e parlo delle infrastrutture, non necessariamente
fisiche.
Noi non stiamo misurando il valore economico del tempo, ed
uno dei grandi difetti e di carenze di competitività
che noi abbiamo, è legato proprio al tempo, cioè
alla quantità di tempo che bisogna sprecare per non
avere né vincoli, né un mercato selvaggio".
Salvatore Cardinale, Ministro delle Comunicazioni.
"Con le nuove tecnologie il Mezzogiorno ha una grande
occasione.
Un'opportunità che non è fatta solo di call
center ma anche di centri di ricerca avanzati come quello
della Ericsson che sta nascendo a Palermo.
I numeri ci confermano che questa può essere la strada
giusta: da 442mila occupati nel '99 siamo passati a un milione
nel giro di un anno mentre al Sud sono stati creati 18mila
nuovi posti in 20 mesi".
"Sbarcando in Sicilia Ericsson apre anche un centro di
ricerca e sviluppo tecnologico a dicembre.
Ci saranno diverse decine di assunzioni, soprattutto di personale
specializzato.
Ingegneri, prevalentemente.
Nonostante sia diventato sempre più difficile trovarli
sulla piazza".
"Scarseggiano gli ingegneri, e se l'università
non dovesse attrezzarsi per il futuro, saremo costretti a
chiamarli dall'India".
"Ormai le aziende scelgono i propri tecnici quando ancora
sono studenti all'Università".
"Nel '97 le persone che lavoravano nell'informatica erano
406 mila e le imprese 57.296.
Nel '98 le persone erano 426 mila e le imprese 59.329, l'anno
successivo l'aumento fino ad arrivare a 442 mila occupati
e 61.774 imprese.
Quindi c'è stato un ritmo tre volte superiore al complesso
dell'incre-mento del settore industriale".
"Noi dobbiamo arrivare al mercato con due reti, Rai Uno
e Rai Due; una terza rete, Rai Tre, dovrà essere sorretta
interamente dal canone, e dovrà svolgere un ruolo di
formazione, di informazione e anche di educazione.
C'è un rincorrersi nel mercato fra Rai e Mediaset,
che svolgono ormai una concorrenza forte ed unica, utilizzando
ogni mezzo.
La pubblicità prelevata da Mediaset, nel mercato, è
di oltre 4.000 miliardi l'anno, mentre la Rai ne prende 2.200.
Ci sono altre reti, altre concessionarie che prendono tutte
insieme 150-200 miliardi.
È necessario abbattere queste due quote, e realizzare
la legge 249, e c'è una proposta di mediazione per
sostenere quote di mercato per piccole porzioni, fino al 49%.
Noi abbiamo liberato la Telecom, e abbiamo consentito a questo
paese, ad oggi, di avere 150 operatori di telefonia fissa,
e quattro operatori di telefonia mobile. Ma, anche se oggi
si comincia ad investire in questo settore che permette una
straordinaria rivoluzione, ci sono ancora spazi nel Mezzogiorno
del paese che vengono, forse, poco utilizzati.
Per la old economy, per le industrie manufatturiere, non abbiamo
spazio, perché già il tempo ed il costo necessario
per arrivare al mercato senza rivali, ci mette fuori mercato,
perché ci sono paesi del Mediterraneo dove la manodopera
costa ancora di meno che nei paesi dell'Est.
Oggi, abbiamo bisogno di avere chiarezza e, l'unica possibilità
di sviluppo vero, non costruito, che arriva attraverso nuove
imprese, passa dalla new economy, e da questa rivoluzione
straordinaria.
C'è la diffusione dei call-center e dei centri di ricerca,
come Ericson, Albacom, Nokia, e tutto questo porta una possibilità
straordinaria di occupazione.
Serve l'intervento dello stato perché ci sia un nuovo
processo di alfabetizzazione nel paese, e tutti dobbiamo sapere
stare dentro questa nuova tecnologia. Poi, dovremmo fare riferimento
ai valori, che si coltivano soprattutto nel Mezzogiorno, dal
modo di essere, al modo di fare. Non è vero che la
macchina travolgerà o assorbirà, e si realizzerà
questa prospettiva, rispetto alla quale ognuno di noi sarà
soggiogato dentro la macchina.
La macchina è uno strumento che ci deve servire per
allargare l'area dello sviluppo, e per dare tanta occupazione
ai giovani.
In Sicilia, c'è un incremento di occupati, in riferimento
agli ultimi venti mesi, che deriva, soprattutto, dalla new
economy, e dal mercato che si sviluppa accanto ad essa, perché
c'è un diverso indotto maggiore.
Ci vuole l'intervento dello Stato, della regione, del sindaco
di Palermo, del governo nazionale, ma, soprattutto, ci vuole
una capacità dell'impresa, che però deve sapere
rischiare".
Luciano Guerzoni, Sottosegretario di Stato al Murst,
ha annunciato che "per ventimila giovani laureati disoccupati
del Sud si schiude un futuro nella new-economy.
Un'operazione che coinvolgerà i rettori delle Università
meridionali e la Confindustria.
Ma anche un piano che sarà finanziato con una parte
dei 300 miliardi prelevati dai fondi ottenuti dallo Stato
grazie alla gara Umts per finanziare progetti messi a punto
da università e imprese, attraverso specifiche convenzioni.
Il provvedimento verrà inserito in Finanziaria, si
tratta soltanto di definire la cifra.
L'iniziativa nasce per dare ai giovani del Sud strumenti formativi
per inserirsi nella new economy ma anche per facilitare e
creare una concreta collaborazione tra mondo dell'università
e aziende".
La struttura dell'iniziativa è piuttosto semplice.
Le aziende dovranno collegarsi con gli Atenei del Sud e presentare
progetti comuni di formazione legati alle nuove tecnologie,
indicando il numero dei laureati da coinvolgere".
"Se ci sono delle intese già stipulate, saranno
queste a partire per prime.
Quanto alla lunghezza massima dei corsi sarà di 6-12
mesi, mentre è probabile che lo "sportello"
scelto per presentare i progetti di formazione sia Sviluppo
Italia.
Ne parleremo presto con Di Capua, presidente di Sviluppo Italia,
ma, ad ogni modo, la valutazione dei progetti stessi sarà
affidata ad un'agenzia indipendente".
"Il problema della qualità del sistema formativo
non può essere individuato sulla quantità di
sapere che riusciamo a far entrare nella testa dei giovani,
ma è un problema di qualità nella ricerca, e
di innovazione.
La riforma universitaria prevede che i giovani italiani siano
uniformati alla condizione dei loro coetanei negli altri paesi
europei.
La riforma universitaria del 2001-2002 prevede nuovi corsi
di laurea, una laurea in tre anni, un secondo livello di laurea,
la laurea specialistica, che consentirà ai nostri giovani
di essere già laureati a 21 anni, come i loro coetanei
europei.
La riforma, come gli altri sistemi universitari europei, consente
un'articolazione degli studi, con una diversificazione ed
una flessibilità, e con una domanda diversificata di
laureati, di competenze, di professionalità per inserirli
nel sistema sociale.
La riforma prevede una laurea specialistica come finalità
per determinare professionalità; il master universitario
di primo e secondo livello come possibilità di una
formazione mirata con specifiche professionalità, e
soprattutto come grande occasione di formazione permanente.
L'università e tutto il nostro sistema formativo, pensano
alla formazione dei giovani fino alla prima occupazione, ma
abbiamo bisogno di rivalorizzare i laureati, gli insegnanti,
per poter avere una formazione permanente o continua.
Con il decreto 509, abbiamo imposto che i nuovi obiettivi
formativi dei nuovi corsi di studi, vanno definiti dall'università
dopo un confronto con le rappresentanze del sistema produttivo,
sociale, economico. L'università italiana ha smesso
di misurarsi con la sua missione, che è quella di formare
laureati, competenze per l'esercizio delle professionalità.
E, tenere nell'università i giovani mediamente fino
a 28 anni, rappresenta uno spreco sociale, economico e culturale
scandaloso, con cui si priva il paese di risorse decisive
per l'innovazione.
***
E' intervenuto anche il vicepresidente dell'Assemblea Regionale
Siciliana ed assessore regionale alla Pubblica Istruzione,
Fabio Granata:
"In Sicilia non sono necessarie commissioni giudicatrici
per la revisione dei libri di testo.
Non voglio entrare in polemica con chi sostiene l'importanza
di una cultura laica e la necessità di sconfessare
ogni ideologia nei libri di storia, ma non sono d'accordo
con l'idea di affidare la revisione dei testi a una commissione
giudicatrice".
"non è necessario nella nostra Regione, dove vige
e si applica la piena autonomia scolastica, ricorrere a commissioni
che in qualche modo abbiano il compito di rendere legittimo
l'uso della cultura.
La libera scelta dei libri di testo da diffondere e da utilizzare
nell'insegnamento fa parte dell'espressione di questa autonomia".
"La Sicilia dell'economia è stata utilizzata,
per molto tempo, per finalità che non erano quelle
originali, ma adesso ci sono le condizioni perché questa
tradizione finisca. Fin dalla prossima legislatura, si potrà
eleggere direttamente uno stato responsabile ed esecutivo,
che spingerà opportunità di governi stabili,
e di centri di responsabilità definita.
Dobbiamo avere il coraggio di dire ai giovani in maniera chiara,
sintetica, che non c'è più un confronto nella
pubblica amministrazione, e dobbiamo agevolare un processo
di fuoriuscita da questa religione del posto fisso che, per
tanti anni, è stata favorita da una certa politica.
In Sicilia sono cambiate moltissime cose: le amministrazioni
locali, le amministrazioni delle province regionali, il mondo
della formazione, ed anche il mondo del-l'impresa. Si è
aperto, all'interno dell'Associazione degli Industriali, uno
straordinario interesse, anche a livello concreto, a coordinare
e a gestire passaggi importanti di concertazione per rilanciare
lo sviluppo legato, ad esempio, alla funzione dello straordinario
patrimonio artistico, culturale, archeologico e architettonico.
Tutto questo ci trasformerà, e ci sono le condizioni
perché questo avvenga, attraverso la stabilità,
la precondizione della sicurezza, un grande investimento sulla
formazione, che non può che passare ad un rapporto
proficuo e fecondo tra l'impresa ed il mondo accademico, universitario
della pubblica istruzione.
Credo che in Sicilia, il passaggio più pericoloso,
e anche più dannoso, sia stato lo sviluppo sradicante,
secondo il quale la Sicilia doveva diventare altro da sé,
dimenticare ciò che era, ed imitare, pedissequamente,
il modello sociale ed economico, culturale, di adeguamento
a determinate realtà.
Ci sono ancora dei problemi da risolvere, come il problema
della sicurezza, e della riforma del sistema degli appalti,
e c'è anche un problema di alloggiamento della formazione,
legata strettamente alla risorsa rappresentata dalla nostra
scuola, la scuola dell'autonomia.
Autonomia significa una capacità, oltre che per l'università,
anche per la scuola, di autorganizzare i propri spazi, di
crearsi autonomamente delle capacità di integrazione
con il mondo dell'impresa e del lavoro. C'è anche il
problema delle infrastrutture: la religione del posto fisso
non si è sviluppata del tutto, e non si sono create
le condizioni, che sono a carico si dell'impresa, ma anche
della politica, di agibilità del mercato e del tessuto
sociale ed economico.
Credo che le riforme daranno la stabilità, ma ciò
che più conta è la consapevolezza che, soltanto
attraverso uno sforzo comune sulla via della modernizzazione
e di un forte recupero di identità culturale della
Sicilia, i giovani siciliani possono farcela.
E noi abbiamo una straordinaria potenzialità legata
alla figura artistica, architettonica, archeologica, storica
della Sicilia, attorno alla quale si è creato un momento
di ricerca scientifico, di contemplazione, di tutela, ma non
un turismo di beni culturali, formazione, innovazione, ricerca,
innovazione".
***
Ha concluso, quindi, i lavori Gui-do Barilla, consigliere
delegato di Confindustria per le attività di education
e conoscenza.
"Il paese sta vivendo una perdita di competitività
straordinaria, e quindi abbiamo bisogno di ricorrere a tutte
le nostre forze ed energie per recuperare questo gap, che
rischia di diventare troppo importante, in tempi molto brevi.
La formazione è uno degli assi fondamentali su cui
costruire la forza e la competitività del nostro paese:
formazione nella scuola, ma anche nelle imprese, e in tutti
i settori della realtà pubblica e sociale.
Certamente l'impresa ha un onere importante, e noi dobbiamo
aprirci in modo trasparente, integrale alla formazione nelle
scuole e nelle università.
Le nostre tradizioni culturali hanno bisogno profondamente
di rinnovarsi e di adattarsi. I valori fondamentali del paese
sono sempre stati legati alla soggettività, a individui
capaci, intelligenti, rapidi, e intraprendenti, ma questo
sarà legato a successi di pochi che sono sì
importanti, ma non sufficienti per dare al paese quella competitività
necessaria per vincere sui mercati del mondo.
Noi dobbiamo investire sulle nostre competenze professionali
e costruire questa professionalità. E, certamente,
è il frutto di una partecipazione articolata e complessa
di attori diversi che iniziano con la formazione forte della
famiglia, e passano attraverso l'esperienza del contesto operativo-relazionale.
C'è bisogno di un rapporto diretto del mondo dell'informazione
e della formazione, con il mondo delle attività presenti
sul territorio.
è necessario un rapporto stabile e collaborativo con
le imprese in un sistema di formazione continua, all'altezza
dei nostri concorrenti, di strutture e di impianti formativi
sul territorio, di ricerca e di innovazione.
Abbiamo forti carenze tecnologiche, e c'è bisogno di
un impegno nuovo, per dare la possibilità a chi si
forma di avere degli strumenti adeguati.
Ma quando la formazione è vista come un'assistenza
pubblica, e non come un investimento, alla lunga perde il
suo carattere di strumento per la crescita della competitività,
delle persone e delle imprese.
Quindi, c'è bisogno di un'aper-tura al mercato, non
esiste più lo stato provvidenza.
I giovani hanno diritto ad avere un sistema formativo di alta
qualità, in cui sono presenti i soggetti pubblici e
privati, e le imprese possono svolgere un ruolo sempre più
significativo.
Bisogna arrivare a scoprire che l'impresa non è soltanto
una fabbrica di beni, ma è anche una fabbrica di competenze".
Marco DAgostino

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